«Bella come la luna, terribile come un esercito schierato in battaglia» (Ct 6,10) – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Omelia nella Messa della solennità di S. Maria de Finibus terrae,
Santuario di Leuca, 25 aprile 2022.

Cari fratelli e sorelle,

sono tre gli aspetti sui quali la liturgia in onore della Vergine di leuca ci invita a riflettere. Innanzitutto, siamo chiamati a considerare il messaggio proclamato dalla Parola di Dio. In secondo luogo, occorre tenere presente la testimonianza della tradizione e della pietà popolare riguardante questa particolare festa della Madonna di Leuca. Il terzo elemento si riferisce al particolare momento storico caratterizzato dalla pandemia e dalla guerra. 

In riferimento al primo aspetto, quello biblico-liturgico, occorre sottolineare che Maria occupa un posto centrale in tutti i momenti salienti della storia della salvezza. È presente nella donna del libro della Genesi che schiaccia il capo al serpente, in prefigurazione della Vergine Immacolata. È presente nella pienezza del tempo (cfr. Gal 4,4) quando riceve l’annuncio dell’angelo (cfr. Lc 1,26-38). È presente alla fine dei tempi come donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle che le adornano il capo (cfr Ap 21, 1-2)). Le tre immagini di Maria, donna che sta all’origine, al centro della storia e alla fine dei tempi, si rapportano l’una con l’altra in una sorta di dissolvenza. Maria, canta Dante, è «il termine fisso d’eterno consiglio»[1]. Quando la Trinità progetta il grande disegno della storia della salvezza, con al centro l’avvenimento dell’incarnazione e della redenzione, considera come elemento centrale la figura, la presenza e la missione di Maria. 

La devozione alla Madonna di Leuca, che qui veneriamo come Vergine de finibus terrae, deve richiamare questo substrato teologico e spirituale per evitare di ridursi soltanto a un fatto emotivo e devozionale. La contemplazione del mistero deve tenere presente tutta la ricchezza, la bellezza, e l’importanza della sua funzione materna all’interno del grande progetto salvifico. Dopo Cristo, la Madonna occupa un posto centrale nelle varie fasi della storia della salvezza: è all’inizio, al centro e alla fine. 

In secondo luogo, questa festa richiama la tradizione popolare. Facciamo memoria di un avvenimento accaduto nel 365 d. C., quando ci fu un grande un maremoto che sembrava dovesse far sprofondare l’intero territorio del Capo di Leuca. La Madonna fermò questo tragico avvenimento. Era il giorno 13 aprile. Poiché questa data ricorre spesso in un periodo liturgicamente fisso, cioè la Settimana Santa o la settimana in Albis, la festa viene spostata al primo giorno utile. L’elemento biblico-liturgico e quello tradizionale si innestano l’uno nell’altro. La visione mariologica della storia della salvezza disegna un grande orizzonte che si rende presente nella nostra Chiesa particolare attraverso l’avvenimento tradizionale. I due piani si intersecano e formano un unico grande avvenimento. Il sentimento di devozione popolare si inserisce profondamente nel contesto biblico-liturgico, illuminandosi vicendevolmente. 

C’è poi il terzo aspetto, ossia la dimensione della contemporaneità. La liturgia ha sempre una dimensione contestuale. Non celebriamo fuori dal tempo, ma all’interno di una realtà che riguarda la vita personale, ecclesiale e universale. Oggi siamo di fronte a un altro “maremoto”, a uno sconvolgimento planetario a causa della pandemia e della guerra, con conseguenze per la vita personale, familiare e sociale. La pandemia è stata uno tsunami, una grande tempesta, che ha investito l’intera umanità e che ancora non sembra essersi placata. Come nel passato, anche in questo caso ci siamo rivolti alla Madonna. Accanto alla pandemia, siamo investiti dalla tragedia della guerra che si sta consumando nel cuore dell’Europa. Con un gesto veramente profetico, il Papa ha consacrato l’Ucraina e la Russa alla Madonna. 

Tutto ciò è la ripresentazione di quella promessa che abbiamo ascoltato nel libro delle Genesi: la donna schiaccerà il capo al serpente. San Paolo, infatti, sottolinea che il peccato, forza malefica che si agita nella storia, è vinto dall’opera redentiva di Cristo e dall’intercessione di Maria. Confidiamo che, come in passato, la Madonna interverrà anche nel presente. La preghiera si fa così carico di tutta l’emotività e il dolore dell’umanità. 

Siamo in un territorio che non mi stanco di definire “simbolico”. Il nostro Santuario è collocato sopra un promontorio prospicente il mare quasi a significare che la Madonna di Leuca domina su tutto il Mediterraneo. Non è solo una questione geografica ed estetica, ma una metaforica. Il mare nella Bibbia simboleggia il male, rappresentato oggi dalla pandemia e dalla guerra. La Madonna ha la sua dimora su questo promontorio per darci un senso di sicurezza, di consolazione e di certezza che le forze del male non prevarranno, e che lei, come è attestato nel libro della Genesi, schiaccerà il capo del serpente e salverà il figlio e tutta la sua discendenza. Possiamo così acclamarla come colei che «sorge come l’aurora, bella come la luna, terribile come un esercito schierato in battaglia» (Ct 6,10).


[1] Dante, Paradiso, XXXIII, 3. 

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