Con cuore di padre – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Omelia nella Messa per insediamento canonico del Tribunale
per la causa di beatificazione del card. Angelo Agustoni
Basilica di Leuca, 19 novembre 2022. 

Rev. da madre Generale, suor Ilaria Nicolardi,

Rev.mo Mons. Nicola Zanini, Vicario generale della Diocesi di Lugano, 

Rev.mo Mons. Sabino Amedeo Lattanzio, Postulatore della Causa

Membri del Tribunale Diocesano

Cari sacerdoti, suore e fedeli tutti,  

siamo riuniti in assemblea liturgica per celebrare l’Eucaristia e assaporare il “buon odore dei santi”. In questa circostanza, infatti, sarà dato avvio al processo di beatificazione del cardinale Gilberto Agustoni, dopo quelli che, negli anni scorsi, hanno riguardato la Venerabile Madre Elisa Martinez e la serva di Dio suor Teresa Lanfranco.

La santità: irradiare il profumo di Cristo nel mondo 

La tradizione popolare ha certamente ragione quando parla del “buon odore dei santi” come l’espandersi del «profumo di Cristo» (2Cor 2,14-16). La Chiesa, infatti, è il giardino di Dio: il Padre è il giardiniere, lo Spirito il vento leggero e impetuoso che sparge nel mondo il profumo di Cristo risorto. L’odore di santità è il segno e l’anticipazione di ciò che la carne è chiamata a diventare nel Regno di Dio: risorta ed eterna, al di là della corruzione. Nella vita e al di là della morte, c’è il “buon odore di Cristo” ossia il gradevole odore di santità. Si tratta di una fragranza (dal latino fragrantia e dal verbo fragrere, sentire) e di una dolcezza eccezionale, percepibile dall’olfatto, ma di origine sconosciuta per la scienza. Lo spettro delle fragranze è ampio, e le essenze registrate negli annali della mistica si contano a centinaia. Tra tutti spicca l’aroma di rose, che evoca la presenza della Madonna. 

Il legame tra il profumo e la santità ha una base biblica: il Cantico dei Cantici evoca la figura dell’amata (la “sposa”) come un giardino pieno di dolci profumi (cfr. Ct 4,14). Gli scrittori sacri descrivono Il paradiso in termini di dolcezza profumata, così, ad esempio, Onorio di Autun[1] e san Pier Damiani il quale attribuisce ai profumi straordinari la funzione di annunciare gioie celesti[2]. Il legame tra profumo e santità nasce dal fatto che il profumo annuncia la presenza di qualcuno ancor prima che egli si mostri. La sua traccia resiste anche quando la persona se n’è andata. Vi è così una forma di persistenza legata al corpo, quasi una sorta di “corpo esteso”. La santità consiste nell’irradiare nel mondo il buon profumo di Cristo risorto.

Il profumo della vita di Cristo 

La vita di Gesù è incorniciata da profumi. Alla nascita riceve dai Magi in dono, insieme all’oro, l’incenso e la mirra. Ogni evangelista riporta almeno una scena in cui compaiono aromi e profumi. L’insieme della tematica tesse una tela di cui Cristo è il centro. Se gli aromi incorniciano la vita di Cristo dalla nascita alla resurrezione, ciò è ancora più vero se riferito al mistero pasquale che è come attraversato da un’atmosfera odorosa. Il Venerdì santo il corpo di Gesù viene avvolto da lini profumati (cfr. Gv 19,40). Il primo giorno della settimana, al mattino le donne si recano al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato per ungere il corpo di Gesù (cfr. Lc 23,55-24,1). Ma già prima della passione, Maria Maddalena prende trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, e cosparge i piedi di Gesù, così l’aroma di quel profumo si diffonde in tutta la casa (cfr. Gv 12,1-11). Si tratta di un gesto di Maria dalla forte carica simbolica, segno dell’amore che si dona. Maria mostra di aver compreso il cuore stesso della promessa di Gesù: la vita è dono, l’amore vero sembra sempre uno spreco, una perdita! Non si può capire nulla del messaggio di Gesù se si continua a ragionare solo nell’ottica dell’utile. L’amore, per sua natura, è “inutile” cioè “gratuito”. Il suo guadagno non consiste in un profitto misurabile, ma in un’intima gioia. Chi ama è felice di amare anche se non guadagna nulla secondo la logica del mondo.

Si potrebbe dire che la santità è questione di naso: il discepolo si lascia inebriare dal profumo di Cristo e corre dietro di lui senza indugi. Così canta il Cantico dei Cantici: «Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano. Attirami dietro a te, corriamo!» (Ct1, 3-4). A questo versetto si riferisce santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) quando nella sua Autobiografia scrive: «Ecco la mia preghiera, chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi stretta a lui tanto che egli viva e agisca in me. Sento che più il fuoco dell’amore brucerà il mio cuore, più dirò: “Attirami”, e più le anime che si avvicineranno a me (povero piccolo pezzo di ferro inutile se mi allontanassi dal braciere divino) correranno veloci all’odore del profumo del loro Amato, poiché un’anima infuocata d’amore non resta inattiva»[3].

Il Cardinale Agustoni e Madre Elisa Martinez 

Il buon profumo di Cristo si diffonde nel mondo attraverso persone innamorate di lui che lo «seguono dovunque egli vada» (cfr. Ap 14,4). I santi non hanno un loro progetto, non perseguono una meta scelta da loro. Semplicemente si mettono al seguito di Cristo e lo seguono sul suo stesso cammino. Così ha fatto il Cardinale Gilberto Agustoni. Già da adolescente, nella richiesta di ammissione al Seminario indirizzata al Rettore del Seminario di Lugano (25 agosto 1934), scriveva: «Considero un onore grandissimo poter andare a servire nostro Signore. […] Pensavo già da prima così, quando vedevo un prete: ‘Ecco un uomo felicissimo!»[4]

La sua vita di «esperto giurista, profondo teologo, liturgista aperto al rinnovamento conciliare»[5], è ben sintetizzata nella Lettera Gratulatoria del 25 marzo 1996, scritta da san Giovanni Paolo II nella ricorrenza dei suoi cinquant’anni di sacerdozio. Queste le parole del Pontefice: «La massima parte del tuo ministero sacerdotale, dopo un breve periodo dedicato all’Azione Cattolica nella diocesi di Lugano, l’hai passato qui, in vari ministeri, dove le tue virtù sacerdotali e le doti della tua mente perspicace sono ancora ricordate e onorate particolarmente presso la Congregazione del Sant’Uffizio, ovvero la Dottrina della Fede, il Tribunale della Rota Romana, la Congregazione per il Clero e, finalmente, presso la Segnatura Apostolica, senza parlare dei tuoi pressoché innumerevoli contributi quale Consultore e Commissario per lunghi anni presso varie Congregazioni di cui Noi e i Nostri Predecessori abbiamo goduto i frutti»[6].

Il legame spirituale nasce in modo fortuito il 15 gennaio 1947, a Chiasso. Fu «un incontro casuale al confine tra Italia e Svizzera nella stazione della dogana dove lavorava il padre del futuro Cardinale. Poche parole, e tra il giovane sacerdote appena ordinato e la giovane intraprendente suora nasce una fraterna e contagiosa amicizia che segnerà entrambi in maniera indelebile fino alla conclusione delle loro vite terrene»[7].

Il legame tra di loro è caratterizzato da profonda amicizia spirituale e ammirazione vicendevole. Considerando le fatiche e i sacrifici affrontati da Madre Elisa per dare vita e consolidare la sua famiglia spirituale, il Cardinale annota: «Ella veramente ha osato molto. Quasi l’impossibile»[8]. La nomina cardinalizia, predetta da Madre Elisa «già moltissimi anni prima»[9]. Fu accolta dal Cardinale nella consapevolezza che «quanto più grandi sono le responsabilità, tanto più occorre l’aiuto del Signore per essere fedeli e per non farne motivo di condanna quando verrà il momento della verità. Perché neppure la porpora può coprire la miseria di una vita povera agli occhi del Signore»[10].

Padre e protettore, garante e custode del carisma di Madre Elisa 

La santità del Cardinale è strettamente legata a quella di Madre Elisa Martinez ed è caratterizzata dal suo essere stato padre spirituale e protettore[11], custode e garante del carisma di Madre Elisa. Facendo eco alla lettera apostolica di Papa Francesco Patris corde (Con cuore di Padre) potremmo dire che ha imitato alcune virtù di san Giuseppe quale «padre amabile, padre nell’obbedienza, padre nell’ombra».

La paternità amorevole del servo di Dio Gilberto Agustoni si è espressa concretamente nell’aver fatto della sua vita un servizio alla Chiesa e alla famiglia spirituale delle “Figlie di S. Maria di Leuca” con dono di sé, della sua vita, del suo lavoro. Il Cardinale ha esercitato la sua paternità nei confronti della Congregazione per renderla una “comunità gioiosa” che canta con le labbra le lodi del Signore e serve i fratelli più poveri con la vita. Si possono applicare alla sua persona quanto egli afferma nei riguardi del fratello don Luigi: «La nostra comunità […] è diventata un esempio di comunità religiosa orante e cantante, sensibile al magistero della liturgia, fonte ineguagliabile di formazione spirituale»[12].

Il servo di Dio Gilberto Agustoni è stato anche padre nell’obbedienza alla Chiesa e al carisma ricevuto da Madre Elisa. In ogni circostanza della sua vita, ha pronunciato il suo “fiat”, come Maria nell’annunciazione e Gesù nel Getsemani. Nel nascondimento, ha imparato a fare la volontà del Padre. Anche nei momenti più difficili della vita di Madre Elisa e della Congregazione, ha preferito fare la volontà di Dio e non la propria. Come Gesù, ha imparato l’obbedienza da ciò che ha patito (cfr. Eb 5,8).

È rimasto padre nell’ombra sia nel senso del nascondimentosia nel senso di avere richiamato il volto ineffabile di Dio Padre. Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre ha narrato in forma di romanzo la vita di san Giuseppe in quanto ombra sulla terra del Padre celeste. Un padre è come l’ombra, compie la sua azione educativa e vive la sua paternità lasciando che il figlio diventi autonomo e cammini da solo sui sentieri della vita. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà e di cura amorevole. Mai di possesso e di dominio.

Il Cardinale non si è appropriato della comunità religiosa. Non l’ha trattenuta con la sua autorità, non l’ha imprigionata, ma l’ha resa capace di scelte libere e autonome. In ogni circostanza, è stato come ombra del Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45).Per questo, non senza ragione il biografo annota: «Di sicuro, le suore Figlie di S. Maria di Leuca che ha seguito per gran parte della sua vita lo avranno sempre nel loro cuore e non si stancheranno mai di pregare per lui recitando ogni giorno la giaculatoria che, due giorni prima di lasciare questa terra, ha lasciato loro: “Gesù, ti amo sempre più” e “San Giuseppe imploriamo il tuo aiuto”»[13].

In questa solennità di Cristo Re, è opportuno richiamare un incitamento contenuto nell’omelia pronunciata dal Cardinale nella stessa ricorrenza liturgica nel 1994. È un’esortazione valida anche per tutti noi, fedeli laici, presbiteri e suore “Figlie di Santa Maria di Leuca”: «Chi è chiamato a occupare nel Regno di Cristo un posto, anzi addirittura uno stato di vita particolare, non onorifico, ma effettivo e apostolico, deve testimoniare la propria fedeltà al Re certamente con la vita personale. Ma anche la vita comunitaria religiosa deve rendere testimonianza della dignità regale e sacerdotale dei suoi componenti, perché deve essere un segno visibile, splendente, quale posizione del Regno di Cristo, la cui legge è l’amore e lo scopo la gloria del Padre»[14].

In questa liturgia eucaristica glorifichiamo Cristo a immagine della schiera celeste dei beati che sono intorno all’Agnello, «avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi»(Ap 5, 8). Affidiamo l’indagine sulle virtù del servo di Dio, Cardinale Gilberto Agustoni, alla Vergine di Leuca. Sarà lei, insieme alla Venerabile Madre Elisa Martinez e alla serva di Dio suor Teresa Lanfranco, a portare a compimento questo percorso affinché, come sono stati uniti in terra nel guidare con amore le “Figlie di Santa Maria di Leuca”, possano insieme cantare in cielo le lodi del Signore.


[1] Onorio di Autun, Elucidarium, PL 172, col. 172.

[2] Pier Damiani, PL 145, col. 861.

[3] Teresa del Bambin Gesù, Manoscritto C, in G. Gennari, Teresa di Lisieux, il fascino della santità. I segreti di una “dottrina” ritrovata, Con il testo tradotto dagli originali dei “Manoscritti”, Lindau, Torino, 2012, p. 444.

[4] O. La Rocca, Il Cardinale Gilberto Agustoni, padre e pastore, Edizioni trappiste, Roma 2017, p. 7.

[5] Ivi, p. 3.

[6] Ivi, pp. 27-28.

[7] Ivi, p. 4.

[8] Ivi, p. 17.

[9] Ivi, p. 20.

[10] Ivi, p. 20.

[11] Cfr. Ivi, p. 3.

[12] Ivi, p. 48.

[13] Ivi, p. 50.

[14] G. Agustoni, Omelia per la Solennità di Cristo Re (1994).

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