gioia è… lasciarsi trasformare dal Bambino – il giornale della Arcidiocesi di Lecce

 
 


In una cattedrale colma di fedeli l’arcivescovo Michele Seccia ha presieduto la messa delle Notte Santa di Natale. Hanno concelebrato il parroco della cattedrale don Vito Caputo, mons. Nicola Macculi e don Massimiliano Mazzotta. Il servizio liturgico è stato prestato dai seminaristi teologi della diocesi, guidati da maestro delle celebrazioni episcopali, mons. Giancarlo Polito. Di seguito il testo integrale dell’omelia.

 

 

 

“Vi annuncio una grande gioia, è nato per voi il Salvatore!”. Cari fratelli e sorelle l’augurio di Natale è tutto racchiuso in queste parole, ma per essere un augurio, c’è bisogno che ci sia un riscontro della risposta del cuore. Accogliamo queste parole come vero augurio? Perché è nato per noi il Salvatore.

Ecco la gioia di questo tempo di preghiera notturno così caro alla nostra devozione popolare, alla nostra devozione liturgica, celebrando proprio nel cuore della notte, che ci ricorda quella Notte Santa proviene dall’annuncio che non siamo soli, che la nostra speranza è radicata su una certezza: “il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”.

Dio è stato fedele alle sue promesse, fatte attraverso i profeti, ma la grande fedeltà si è manifestata proprio nell’opera, nelle parole, nei segni che Cristo ha detto e compiuto durante la sua vita, e che noi abbiamo imparato a conoscere attraverso i Vangeli, attraverso la Scrittura. Ecco, dunque, che la gioia della nostra celebrazione del Natale è talmente radicata e solida perché costruita su quanto la Parola di Dio ci racconta.

Ma entra nella nostra vita? Perché la gioia sia autentica, profonda, vera, coerente deve cambiare la nostra esistenza di fede. Come la converte? Anzitutto credendo fermamente che tutto questo Dio l’ha fatto per me, per ciascuno di noi. E quindi stanotte non sono venuto solo per celebrare Natale, per vivere un momento così caro alla tradizione e alla cultura cristiana, quanto per ritrovare il senso originario, autentico della mia esistenza di battezzato.

Tra poco sulla mensa contempleremo il mistero che si compie ancora una volta: proviamo a immedesimarci nell’Eucarestia, in questo sguardo che Gesù in questo momento rivolge su tutti quanti noi, nascendo e ricordandoci: “sono venuto per te, e torno a nascere nella celebrazione liturgica annuale del Natale perché tu non dimentichi il senso della tua vita, il valore della tua esistenza, l’importanza della tua dignità agli occhi del Padre “.

Che stupendo questo discorso che però, ha bisogno di trovare un riscontro nella mia vita, nella nostra vita. Perché celebrare il Natale, senza percepire una rinascita spirituale, serve a poco. Deve diventare esperienza spirituale quella che ci viene donata nella celebrazione eucaristica illuminata dalla Parola ma che esige il riscontro nella interiorità personale di ognuno di toni.

Ecco la gioia del Natale, chiediamola al Signore, come Grazia da poter sperimentare e provare e diffondere tra noi domani non con un semplice “auguri di buon Natale” ma comunicando quella gioia che l’incontro che abbiamo avuto questa notte con il Vangelo, con Cristo che si rivela, si dona e torna a nascere per non perdere la tua speranza: “io ci sono ancora, ci sono sempre stato e sempre ci sarò” dice il Signore, “ma devi fidarti di me, devi ricordarti di me sempre, non occasionalmente. Perché è questo incontro che ha come termine ‘radicale’, ‘incarnazione’, che vuol dire diventare carne, diventare esperienza, memoria, diventare per ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, certezza che Dio non ci lascia mai soli”.

Sarà vero Natale se ci lasciamo trasformare dal Verbo fatto carne: ci darà quello slancio di rinnovato e generoso impegno che si manifesta in famiglia, nelle relazioni con gli amici, nell’attenzione ai bambini, nel non dimenticare mai gli anziani che spesso restano soli. Allora Natale sarà veramente la festa dell’Emmanuele, Dio con noi, noi con Dio. Buona Natale a tutti.

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli

 

 

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