Il Battesimo è la pasqua del cristiano – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Omelia nella Messa della Veglia pasquale
chiesa Cattedrale, Ugento, 16 aprile 2022.

Cari fratelli e sorelle, 

celebrando in questa Veglia pasquale i sacramenti dell’iniziazione cristiana di Valeria e Giorgia faremo memoria e rivivremo anche il nostro battesimo, simboleggiato nel cammino dell’Esodo dal passaggio del Mar Rosso (cfr. Es 14).  

Nel preconio pasquale, il tradizionale inno che annuncia solennemente la Pasqua, si intrecciano tre piani teologici legati a questa festa. La Pasqua ebraica (la liberazione dall’Egitto), la Pasqua di Gesù (la sua risurrezione) e la Pasqua della Chiesa (la nostra liberazione dal peccato e dalla morte). Questi avvenimenti sono racchiusi e significati nel sacramento del Battesimo, il sacramento pasquale per eccellenza, così come la notte di Pasqua si può definire una liturgia battesimale. Sant’Ambrogio, infatti, scrive: «Gli ebrei che passarono morirono nel deserto; invece chi passa attraverso questo fonte, cioè dalle cose terrene alle celesti – questo è infatti il ‘passaggio’ e quindi la Pasqua, passaggio dal peccato alla vita, dalla colpa alla grazia, dalla macchia alla santità – chi passa attraverso questo fonte non muore ma risorge»[1].

Questa Veglia pasquale, carissime Valeria e Giorgia, è il momento culminante della vostra iniziazione cristiana: la “notte battesimale dell’anno”, “la madre dei neobattezzati” (Asterio Sofista). Dal fonte battesimale sarete accolte nella Chiesa con la “liturgia della luce” (lucernarium) e ammesse alla comunione eucaristica. Vivrete così la Pasqua-passaggio dalle tenebre del peccato alla luce della grazia. Il battesimo vi segnerà «con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della vostra appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza»[2].

Le quattro parti della liturgia hanno tutte una tonalità pasquale: la liturgia della luce e dell’acqua simboleggiano il sacramento del battesimo, la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica rappresentano i doni battesimali. I frutti che si raccolgono portano il segno trinitario. La relazione con il Figlio offre in dono la fede, il vincolo con lo Spirito Santo apre il cuore alla carità e il riconoscimento della paternità di Dio nutre e rafforza la speranza.  

Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vostra vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito («vitae spiritualis ianua»), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il battesimo siete liberate dal peccato e rigenerate come figlie di Dio e diventate membra di Cristo, incorporate nella Chiesa e rese partecipi della sua missione.

«Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola»[3]. Lo ricorda san Paolo ai cristiani di Roma: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4). 

Commentando queste parole dell’apostolo, carissime Valeria e Giorgia, san Basilio Magno scrive: «Come possiamo renderci conformi alla morte di lui? Facendoci conseppellire con lui per mezzo del battesimo. Qual è allora il modo della sepoltura e quale il frutto della sua imitazione? Prima di tutto è necessario interrompere il modo di vivere di prima. Ma nessuno può arrivare a tanto se non rinasce di nuovo, secondo le parole del Signore. La rigenerazione infatti, come emerge dalla parola stessa, è l’inizio di una seconda vita. Perciò prima di iniziare una seconda vita, bisogna por fine alla prima. […]. E come dobbiamo morire, cioè compiere la discesa agli inferi? Imitando la sepoltura di Cristo per mezzo del battesimo. Infatti i corpi di coloro che vengono battezzati, in certo modo sono sepolti nell’acqua. Perciò il battesimo significa in maniera arcana la deposizione delle opere della carne»[4].

Immergendovi in Cristo, il battesimo vi rende anche membra del suo Corpo, che è la Chiesa, e vi fa partecipi della sua missione nel mondo[5]. La vitalità che scaturisce dal fonte battesimale è illustrata da queste parole di Gesù: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (cfr. Gv 15,5). Una stessa vita, quella dello Spirito Santo, scorrerà da Cristo a voi, vi unirà al suo Corpo (cfr. 1Cor 12,13), vi crismerà con la santa unzione e vi alimenterà alla mensa eucaristica.

Cristo vivrà in voi e voi in lui, ciascuno secondo la propria condizione, per collaborare nella Chiesa alla trasformazione del mondo. Ricevuto una sola volta, il lavacro battesimale illumina tutta la vostra vita e guida i vostri passi fino alla Gerusalemme del cielo. C’è un prima e un dopo il battesimo. Il sacramento suppone un cammino di fede, che come un seme pieno di vita, dove attecchisce porta molto. Dovrete ravvivate ogni anno e ogni giorno le promesse battesimali di questa veglia pasquale affinché il battesimo “cristifichi” la vostra esistenza cioè vi trasfiguri in Cristo, facendovi assomigliare a lui per essere davvero un altro Cristo[6].

La liturgia si svolge attraverso alcuni simboli: l’acqua è simbolo di purificazione dal peccato originale; la candela accesa indica la volontà di mantenere viva la fiamma della fede, della speranza e della carità; l’unzione con l’olio dei catecumeni segno della potenza di Cristo Salvatore e con il crisma per indicare la consacrazione e conformazione a Cristo; la veste bianca come un segno del rivestirsi di Cristo e per portare impressa la sua immagine. Il segno della croce rappresenta il sigillo della fede.

La croce è simboleggiata dal tau, ultima lettera dell’alfabeto ebraico (cfr. Ez 9,4ss), in quanto sigillo della proprietà di Dio. San Giustino martire, riprendendo un’idea di Platone secondo il quale un’immagine della croce è tracciata nel cosmo[7], considera la croce come il massimo simbolo della signoria del Logos, senza il quale l’intera creazione non potrebbe stare insieme[8]. La croce storica è dunque prefigurata nella struttura stessa del cosmo.  Il cosmo ci parla della croce, e la croce ci disvela il mistero del cosmo. Essa è la vera chiave del mondo. 

A partire da Giustino questa visione è divenuta una delle idee fondamentali della teologia patristica. Ireneo di Lione scrive che il crocifisso «è lui stesso la parola del Dio onnipotente che penetra della sua invisibile presenza il nostro universo. E per questo abbraccia tutto il mondo, la sua ampiezza e la sua lunghezza, la sua altezza e la sua profondità; poiché mediante la Parola di Dio tutte le cose sono state guidate all’ordine. E il Figlio di Dio è crocifisso in esse, essendo Egli impresso in tutte le cose nella forma della croce»[9]. Anche per sant’Agostino le braccia del crocifisso circondano il mondo, la cui via giunge dagli abissi degli inferi fino all’altezza di Dio stesso[10].

Un ignoto autore greco del quarto secolo, facendo propria un’espressione di sant’Ignazio di Antiochia, che aveva definito la croce come «l’argano» del cosmo per la risalita al cielo[11], afferma: «O sapienza veramente divina! O croce, tu argano per il cielo. La croce è stata piantata – ed ecco, la schiavitù degli idoli è stata annientata. Non è un legno come gli altri, ma un legno di cui Dio si è servito per la vittoria». La croce è dunque il vero gesto di benedizione dei cristiani.

            Il segno di croce è un invito a far fruttificare i doni ricevuti del battesimo, in particolare a intensificare la relazione con le tre persone della Trinità. Pregando con parole del “Padre nostro”, assaporate la parola “Padre” con il cuore, la mente e lo spirito in modo da sentirvi amate da lui. Egli vi conosce, vi chiama per nome, vi circonda con la sua tenerezza. Sentitevi accolte come sorelle da Cristo. Sia lui la sorgente del vostro amore, il centro della vostra gioia, il senso della vostra vita. Tutto il passato, perfino l’istan­te appena trascorso, sia sepolto e sommerso con Cristo nell’acqua del vostro battesimo. Non volgete lo sguardo indietro, ma vivete correndo come lui e seguendo il suo sentiero. Unte e sigillate dallo Spirito Santo[12], trasformate ogni giorno la vostra umanità con la sua forza vivendo la comunione nella Chiesa, la solidarietà con gli altri, le gioie e le speranze degli uomini. Portate nel mondo con la vostra vita il «buon profumo di Cristo» (2Cor 2, 15).


* Omelia nella Messa della Veglia pasquale, Cattedrale, Ugento, 16 aprile 2022.

[1] Ambrogio, I sacramenti, 1, 4,12.

[2] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1272.

[3] Ivi, 1213.

[4] Basilio Magno, Su lo Spirito Santo, 15, 35.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1213. 

[6] Cfr. J. Ratzinger Introduzione allo spirito della liturgia, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2001, pp 73-180.

[7] Cfr. Platone, Timeo, 34 a/b e 36 b/c

[8] Cfr. Giustino, 1 Apologia, 55.

[9] Ireneo di Lione, Esposizione della predicazione apostolica, 1,3.

[10] Agostino, De doctr. Christ., II 41,62.

[11] Cfr. Ignazio d’Antiochia, Eph. 9,1.

[12] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1294-1295.

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