Il ramoscello della pace e il fragore delle armi – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Articolo del Vescovo apparso in “La Gazzetta del Salento – Lecce Brindisi”,
domenica delle Palme, 10 aprile 2022, pp. I e VII.

La contraddizione è evidente: da una parte la guerra con le sue atrocità e i suoi lampi che procurano morte, dall’altra un ramoscello d’ulivo e un arcobaleno di luce come segni di pace.  

Per questo ci domandiamo: dove ha le sue radici il ramoscello d’ulivo che la colomba porta nel becco per annunciare la fine del diluvio (cfr. Gn 8,11)? Nel cielo o nella terra? Forse in entrambi. Perché la «verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo» (Sal 85, 12). Così è ricamato il tessuto della pace. Vi concorrono in soave armonia le mani celesti, non senza le ruvide mani dell’uomo.

Ed ancora: perché, nonostante i sinistri bagliori di fuoco che armi sempre più sofisticate esplodono in terra, in cielo splende ancora la luce dell’arcobaleno (cfr. Gn 9,9-17) e i suoi colori illuminano il mondo con il raggio della speranza che non delude (cfr. Rm 5,5)? Forse perché è ancora viva l’attesa che la profezia si avveri quando finalmente «misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 85, 11)?

Mentre la guerra è in corso, sembra difficile parlare di pace, ma è molto più difficile non parlarne affatto. Se l’aderenza alla triste realtà della guerra smorza il fiato in gola e non consente di cantare, ma solo di piangere per la strage di vittime innocenti, proprio da quella sofferenza si alza forte il grido e l’invocazione a un rapido cambiamento di scenario. 

Sono giornate oscure, ore in cui la guerra ancora infuria e si appresta a raccontare nuovi giorni e nuove notti di terrore e di paura. La storia insegna e il presente continua a mostrare che la guerra è l’evento più terribile che possa colpire l’umanità. Vengono così alla mente i versi della poesia di Bertolt Brecht: «I bambini giocano alla guerra. / È raro che giochino alla pace / perché gli adulti / da sempre fanno la guerra».

Ma perché avvengono le guerre? Senza dubbio ogni conflitto ha una sua ragione specifica, legata al periodo storico durante il quale essa scoppia, oltre che alle condizioni economico-sociali dell’area geografica coinvolta. Tuttavia, dietro ad ogni guerra è possibile individuare la causa ultima e terribile nella sua mostruosa opacità che scatena l’inferno nella vita dell’uomo: il peccato originale e il peccato attuale. 

Non per nulla tutte le culture antiche riportano storie di un diluvio universale come coscienza comune di un male oscuro e atavico. In una tavoletta d’argilla conservata al British Museum, ritrovata nell’antica Ninive risalente al 700/600 a.C., sono incise queste parole: «Demolisci la tua casa e costruisci una barca, coprila con un tetto, come l’oceano sottostante, ed egli ti manderà una grande quantità di pioggia». L’espressione è molto simile a quella rivolta da Dio a Noè «Fatti un’arca […]. Io manderò il diluvio» (Gn 6,14-17) 

Anche per l’annuncio della fine del diluvio c’è un’assonanza tra il racconto biblico e le narrazioni delle altre culture religiose, segno che la pace è aspirazione unanime dell’umanità. Nella mitologia greca, infatti, si narra che la dea Atena offrì agli ateniesi un ramoscello d’ulivo in segno di pace dopo aver sconfitto Poseidone.

In questa Domenica delle Palme facciamo memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme tra una folla osannante con rami di palma e d’ulivo. Questo mistero di Cristo da una parte raccoglie e riassume i significati sopra richiamati, dall’altra ci invita a pregare perché il suo ingresso in questo mondo martoriato sia salutato da tutti con un ramoscello di pace. 

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