Il Risorto ci dia il coraggio di ribaltare i bunker dell’inimicizia — Arcidiocesi Bari-Bitonto

 
 


“Voglio la primavera” è l’affermazione che un bimbo affetto da disabilità ha consegnato in uno dei momenti sinodali da noi vissuti qui a Bari. Un’affermazione ricca di sogno, di desiderio, per la nostra Chiesa diocesana ma che avverto forte, dentro di me, dopo aver visitato Leopoli, accompagnando la Carovana della Pace. A trent’anni di distanza, il Popolo della Pace è tornato a percorrere le strade dell’Europa per giungere alle porte dell’Ucraina, attestando un segno di profonda solidarietà e fraternità. 221, tra giovani e adulti, diversi sacerdoti, una suora e 66 automezzi, hanno trasportato beni di prima necessità affidati alla città di Leopoli, per quanti ad essa fanno riferimento in questo momento drammatico.

Quello del Popolo della pace, visto in Ucraina, è una testimonianza semplice di chi si mette in gioco, a mani nude, senza retorica. Nella notte che incombe, accendere una piccola luce può divenire benedizione per molti. Il dolore è tanto e lo si è colto sui volti senza sorriso di donne e bambini, che pur conducendo una vita apparentemente normale, hanno dovuto rinunciare alla presenza di uno sposo, di un padre, di un figlio. La guerra uccide i corpi ma anche i cuori e non c’è ragionamento che possa legittimarla.

“Voglio la primavera”! Quanto è stato realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dai co-promotori della Carovana della Pace è significativo e trasuda di fraternità, quella fraternità che Caino torna a negare con veemenza, armando la mano e il cuore, ma che dobbiamo continuare a cercare, a vivere per costruire la Pace. Sono molte, tra bambini, donne e ammalati, le persone che vengono trasportate, dagli stessi mezzi della Carovana verso l’Italia, per trovare cure adeguate e assistenza, un vero tesoro di umanità.

“Voglio la Primavera”… è il grido sordo che sgorga nel cuore nell’ascoltare l’irrompere del suono della sirena che annuncia il pericolo di bombardamenti, un suono agghiacciante, stridente che si unisce al gelo delle temperature che ti entrano dentro insieme al dolore di un popolo decapitato delle sue figure maschili, per la maggior parte al fronte a combattere e morire. Mentre la sirena suona nella notte, io mi trovo accolto nel centro dei padri Orionini. Sono le quattro del mattino, e l’allarme risuonato viene coperto da un grido più familiare e dolce che viene dalla stanza accanto, il vagito di un bimbo, nato il giorno prima. Tagore affermava che “ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini”. Dalle zone di guerra alcune donne con i loro bambini sono state accolte qui dove sono e una di loro ha partorito: è primavera!

La Pasqua si avvicina, anche per questi popoli in guerra, e io lo spero, lo desidero, lo sogno e prego che sia primavera per tutti, che la vita trionfi sulla morte e il Signore Risorto ci doni il coraggio di ribaltare i macigni dei bunker della paura, dell’inimicizia e dell’indifferenza, di cui siamo prigionieri, sapendo osare la pace perché sia davvero primavera per tutti.

Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto

© Famiglia Cristiana, n° 15/2022, pag. 3

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