L’Eucaristia, pane degli angeli, dei pellegrini e dei figli – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Omelia nella solennità Messa del Corpus Domini
chiesa Cattedrale, Ugento, 19 giugno 2022.

Cari fratelli e sorelle,

dopo la consacrazione il sacerdote pronuncia queste parole: “Mistero della Fede”. La parola mistero non significa una realtà incomprensibile, ma l’unità di tutti i gesti storici che Dio ha fatto nella storia della salvezza. Essi certamente superano la nostra possibilità di comprenderli pienamente, ma sono fatti storici, avvenimenti, grandi gesti che il Signore ha realizzato nella storia. Mistero, pertanto, non vuol dire verità oscure, ma fatti straordinari, eventi meravigliosi che sono culminati nel mistero di Gesù, soprattutto nella sua morte, nella sua resurrezione e nell’effusione dello Spirito Santo. Queste grandi opere del Signore sono davanti ai nostri occhi. Possiamo contemplarle con gli occhi della fede. Ecco perché si dice “mistero della fede”.  

Il mistero è, dunque, il contenuto della fede. Gli eventi salvifici infatti non sono accaduti nel passato, ma nella fede sono raccolti, sintetizzati e resi a noi contemporanei nel mistero dell’Eucaristia. In tal modo, il mistero che noi contempliamo diventa la forza per credere. La fede non consiste in uno sforzo dell’uomo di scrutare verità incomprensibili, ma nell’accoglienza dell’opera che Dio ha realizzato nella storia, resa attuale attraverso la ripresentazione liturgico-sacramentale. La fede, infine, è la particolare angolazione con la quale avvicinarsi al mistero; è lo svelamento del mistero che, tuttavia, rimane sempre velato. In caso contrario, il mistero rimarrebbe oscuro e inaccessibile. 

In ogni Messa celebriamo il mistero della fede. Oggi, festa del Corpus Domini, lo celebriamo non solo nella liturgia, ma anche per le strade del nostro paese. La processione è segno della nostra testimonianza di fede. Alla celebrazione vissuta all’interno della comunità cristiana in questa Cattedrale, fa seguito con canti e preghiere la testimonianza pubblica per annunciare al mondo che l’Eucarestia è il centro della vita cristiana e della storia dell’umanità. L’Eucarestia, infatti, raccoglie tutti gli eventi salvifici e li rende presenti nel tempo attraverso il segno del pane che Dio ci offre. Il mistero si manifesta attraverso il pane, qualcosa di concreto di cui non possiamo fare a meno, in quanto elemento essenziale alla nostra vita. E Dio offre in abbondanza questo pane che sazia la nostra fame e la sete spirituale. 

Con la Sequenza, abbiamo cantato che si tratta del pane degli angeli, dei pellegrini e dei figliPane degli angeli significa che non proviene dalla terra, ma è un pane celeste che viene dall’alto e scende verso di noi. Gesù stesso nel Vangelo di Giovanni dice: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo […]. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 51.58). Come la manna nel deserto, così l’Eucarestia è il pane celeste che scende dall’alto e dà sapore e stupore alla vita. Non dobbiamo mai abituarci all’Eucarestia. È la realtà più bella, il mistero di cui gli angeli si meravigliano. Essi vorrebbero cibarsi di questi pane celeste, ma non avendo il corpo, lo mangiano con il desiderio.

Il pane degli angeli viene dato a noi, pellegrini nel tempo, come sostegno per il nostro faticoso cammino. In questo periodo, siamo afflitti da una serie di problemi: la pandemia, la guerra con le conseguenti difficoltà economiche e sociali. Il Signore ci sostiene e si fa pane perché sia la forza nel nostro pellegrinare nella storia. È bello pensare che abbiamo con noi una scorta di cibo, una riserva del pane celeste.L’Eucarestia ravviva la nostra fede, rende più salda la nostra speranza, stimola alla carità. Ecco perché ogni domenica dobbiamo partecipare alla Eucarestia. Abbiamo bisogno di questo pane, perché il nostro pellegrinaggio continui nel tempo, non si affievolisca il nostro desiderio di andare incontro al Signore e non deviamo dalla retta via che ci conduce verso la casa del Padre. 

Con una bellissima espressione, la Sequenza canta il pane degli angeli e dei pellegrini come vero pane dei figli. Siamo così inviatati come figli e non come estranei a partecipare a un grande banchetto, a sederci attorno alla tavola del Signore. L’altare è immagine della grande tavola a cui Dio chiama tutti noi suoi figli. La liturgia eucaristica è il raduno attorno alla mensa del Signore, la ricostituzione del suo popolo non in maniera anonima, ma come una grande famiglia. Dio Padre ci invita tutti: «Venite, ho imbandito la tavola, ho preparato ogni sora di prelibatezza, gustate il pane che vi rende figli».

Attorno a quella tavola, Dio ci aspetta per fare festa e abbracciarci come suoi figli. Questo raduno dà senso al nostro cammino e rappresenta il luogo conclusivo del nostro percorso. Il sacramento dell’Eucaristia di cui ci cibiamo è il pegno e la meta della gloria futura, la certezza che la vita terrena si apre a quella celeste. Questa sera celebriamo il mistero della fede per assaporare “il gusto del pane” come attesta il tema del prossimo Congresso Eucaristico che si celebrerà a settembre a Matera. Come figli di Dio e fratelli nella fede, gustiamo il pane celeste che ci raduna, ci rimette insieme, ci fa camminare come pellegrini e ci apre la porta dell’eternità.

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