bilancio Apsa, la credibilità a servizio della missione della Chiesa — Arcidiocesi Bari-Bitonto

 
 


Per il secondo anno consecutivo l’Apsa pubblica il suo bilancio all’insegna della trasparenza. Monsignor Nunzio Galantino, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, spiega i dati principali del bilancio 2021 ricordando che, come dice Papa Francesco nella Praedicate evangelium, lo scopo principale di tutti gli organismi della Santa Sede è l’evangelizzazione. Per questo è fondamentale la credibilità e guadagnare la fiducia di quanti affidano le proprie risorse alla Chiesa per la sua missione. I dati parlano di un surplus di 8,11 milioni di euro che deriva dal saldo fra il risultato di gestione pari a 38,11 milioni e i 30 milioni destinati alla Curia. A questo proposito va anche sottolineato che nel 2021 l’Apsa ha dato un maggior contributo alla Curia (+ 4,6 milioni di euro) rispetto alle prassi adottate negli anni precedenti. Sotto il profilo economico l’esercizio 2021, pur di fronte ad una ripresa rispetto all’anno precedente, è stato ancora caratterizzato dalle conseguenze causate dalla pandemia. Le prospettive sono rese ancora incerte dalla guerra in Ucraina. Per quanto riguarda l’Italia, c’è da sottolineare anche un altro dato: l’Apsa versa in forma diretta ed indiretta imposte derivanti dalla gestione e possesso di tutti gli immobili di sua proprietà sul territorio italiano. Per l’anno di imposta 2021 ha versato 5,83 milioni di euro per l’Imu e 2,57 milioni di euro per l’Ires. Nello stesso periodo è proseguita da parte dell’Amministrazione la politica di aiuto per gli inquilini in difficoltà a causa della crisi.

Mons. Galantino, questa è la seconda volta che si pubblica il bilancio dell’Apsa. Perché non era stato fatto negli anni precedenti?

Non è che prima l’Apsa non stilasse il suo bilancio o che il bilancio dell’Apsa non venisse sottoposto ad analisi e controlli. Mancava il momento della pubblicazione, mancava il momento della comunicazione. Momento importante per fornire a chi avesse voglia di conoscerli elementi sufficienti a formulare un giudizio informato ed evitare di dire banalità, come quelle che a volte sentiamo dire, sulle proprietà immobiliari o mobiliari della Chiesa. Solo così è possibile evitare che, sulla base di queste banalità, ci sia chi in buona fede si mostra sorpreso o scandalizzato rispetto al patrimonio della Chiesa. La comunicazione è indispensabile. È un atto di rispetto nei confronti di quanti – e sono tanti – continuano ad affidare alla Chiesa delle risorse per sostenerla nella sua missione. Il Papa, inoltre, sta insistendo per una maggiore trasparenza, per una maggiore chiarezza nella nostra amministrazione e quale migliore modo c’è per essere trasparenti se non quello di mettere in pubblico proprio i bilanci?

Quali sono i dati principali da mettere in risalto di questo bilancio dell’Apsa 2021?

In un contesto socio economico sempre più complesso e imprevedibile, è divenuto imprescindibile per l’Apsa operare con un’attenta pianificazione non solo a breve ma anche a lungo termine al fine di raggiungere obiettivi di efficienza ed efficacia. Per poter fare questo, e molto altro, l’Apsa sta razionalizzando le attività tese a fornire servizi sempre più numerosi ed utili per tutta la Curia Romana. Nel corso del 2021 è stato steso un piano triennale che consentirà di continuare a guidare il Dicastero all’interno di un quadro organico e generale. Il risultato gestionale dell’Apsa, relativo alle attività dei tre settori in cui opera l’Amministrazione, per il 2021 è stato pari a 38,11 milioni di euro con un incremento rispetto al 2020 di 16,1 milioni di euro. In particolare c’è da sottolineare tre punti. Il primo: la gestione mobiliare ha conseguito un risultato positivo pari a 19,84 milioni di euro con un incremento rispetto al 2020 di 4,5 milioni di euro. Tale miglioramento è da attribuire all’incremento, non realizzato, della valutazione dei titoli a fine anno. Secondo punto: la gestione immobiliare ha conseguito un risultato positivo pari a 20,77 milioni di euro con un incremento rispetto al 2020 di 5,5 milioni di euro. Tale miglioramento è da attribuire ad un lieve aumento dei canoni di affitto e ad un decremento delle spese di manutenzione. Terzo punto: la gestione delle altre attività ha conseguito un risultato negativo pari a 2,5 milioni di euro ma con un miglioramento rispetto al 2020 di 6,1 milioni di euro. Tale miglioramento è da attribuire al minor deficit della Peregrinatio ad Petri Sedem e dal minor deficit della gestione accessoria essenzialmente ascrivibile ai maggiori ricavi conseguiti per acquisizione a titolo definitivo di eredità.

La pandemia, e non solo, ha fatto sentire i suoi effetti. Qual è la situazione attuale? Quali le previsioni per quest’anno?

Se c’è un sentimento che continua a caratterizzare le attività economiche e il tessuto sociale su cui queste, anche le più elementari, si basano, questo è quello della poca certezza e della alternanza tra speranze e delusioni. Il 2021 ha beneficiato enormemente degli effetti prodotti dalle campagne vaccinali che sono state intraprese in modo massiccio, e responsabilmente, anche all’interno della Santa Sede. C’è stato un chiaro senso di novità e di cambiamento che ha dato nuovo impulso alla fase di ripresa generale, anche a livello di economia globale, creando una connessione diretta con un percorso di ripresa. Tuttavia questa fase è stata frenata da fenomeni originati dalle chiusure a singhiozzo resesi necessarie nei mesi precedenti. Numerose sono state infatti le limitazioni subite dal lato dell’offerta, con immediati e consistenti aumenti dei prezzi delle materie prime in numerosi settori, sia energetico che di commercio di materie prime e componenti elettroniche che del settore costruzioni. Il quadro previsionale per l’Italia per il 2022 risulta depresso sia dagli scenari geopolitici derivanti dalla guerra in Ucraina sia dal contesto pandemico – ancora presente e in evoluzione – sia dallo shock dei prezzi energetici. Le prospettive per l’attività nell’area Euro sono infatti diventate molto incerte e dipendono in modo importante da quanto sta accadendo in Ucraina. Lo scoppio del conflitto ha recentemente esercitato un’ulteriore pressione sul rialzo dei prezzi delle materie prime, indebolendo le spinte di crescita a breve termine.

Come si sta muovendo l’Apsa per quanto riguarda il settore immobiliare?

Abbiamo terminato il censimento dei fabbricati e terreni in Italia. Il patrimonio immobiliare intestato all’Apsa, alle società partecipate italiane ad altri Enti della Santa Sede o ad Essa collegati, per i quali l’Apsa cura la gestione immobiliare, viene ora rappresentato e distinto tra fabbricati e terreni.  Riguardo ai fabbricati: il numero di unità immobiliari è pari a 4.086 con una superficie commerciale di circa 1,5 milioni di mq., suddivisa per le seguenti tipologie di portafoglio: Libero mercato (1866 unità corrispondenti a 391.360 mq, il 27% del totale), Canone agevolato (1249 unità corrispondenti a 195.074 mq, il 13%), canone nullo (971 unità corrispondenti a 876.630 mq, il 60%). Per quanto riguarda i terreni, esclusi quelli in enfiteusi, questi ammontano complessivamente a 493 particelle con una superficie di circa 9,3 milioni di mq. Per migliorare complessivamente le performance del patrimonio immobiliare sono in corso varie attività, tra cui la ristrutturazione delle unità sfitte a causa del cattivo stato manutentivo in modo da re-immetterle sul mercato, l’ottimizzazione degli spazi occupati, per esempio a fini istituzionali, per rendere possibile la locazione degli spazi liberati da chi ne usa in eccesso, il recupero delle morosità, una strategia di sviluppo degli asset con attività di alienazione di parti del patrimonio non strategiche o con bassa redditività o complessità di gestione. Questo solo per citare alcune attività.

Che attenzione c’è verso gli inquilini che hanno avuto problemi economici a causa della pandemia?

Nel contesto della crisi economico-sociale originatasi all’inizio del 2020, l’Apsa ha inteso stabilire da subito un protocollo di intesa con i conduttori delle attività commerciali, nel duplice intento di garantire continuità, seppur in misura ridotta, al flusso di liquidità, e di alleviare, per quanto possibile, le sofferenze in termini economici delle stesse attività commerciali. Nella prima metà del 2021, l’Apsa ha continuato ad adottare la politica di aiuto e sostegno verso i conduttori che svolgono attività commerciali nei locali concessi in locazione. Una parte dei canoni di affitto, variabile tra il 30% ed il 50%, a seconda del tipo di attività, è stata cancellata, mentre un altro terzo del canone, come concordato con le controparti, è in fase di avvio di riscossione.

Scorrendo la sintesi del Bilancio si nota un piccolo particolare, messo in evidenza rispetto alla pubblicazione dell’anno scorso: la data di costituzione delle società che, per conto di Apsa, amministrano parte del patrimonio immobiliare in Italia e all’estero. Perché lo avete fatto?

Questa decisione è in continuità con quello che dicevo prima a proposito della comunicazione. Per esempio, quando c’è stata la vicenda del famigerato palazzo di Londra, tutti hanno pensato di fare delle grandi scoperte quando qualcuno ha detto: “Ah, ma la Chiesa ha anche altri beni, in Inghilterra, anche in Francia, in Svizzera, ha altre società …”. Ecco, anche lì, quella forma di scandalo o di scandalo ipocrita deriva dall’ignoranza. Perché? Perché le società che, per conto di Apsa, gestiscono beni in Inghilterra, in Francia, in Svizzera ma anche in Italia, sono società sorte in Inghilterra, per esempio, nel 1932, in Francia nel 1932, in Svizzera nel 1933 … Ma perché sono sorte, quelle società? È perché non si conosce bene la storia. Ricorderete tutti che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento la Chiesa è stata oggetto di rapina da parte dello Stato italiano, ci sono stati gli espropri 

di tutte le realtà appartenenti alla comunità religiosa: è la famosa questione romana. Nel 1929, lo Stato italiano non ha fatto nessuna regalìa alla Chiesa: con 1 miliardo e 750 milioni ha soltanto in parte – diciamo – risarcito tutto quello che si era preso. Ora, Pio XI e lo straordinario, competente ingegner Nogara, cosa hanno fatto? Piuttosto che mettere – come dice Papa Francesco – questi soldi nel cassetto, hanno cercato di investirli, in modo tale da assicurare alla Chiesa libertà nella sua missione. Di fatto, sarebbe potuto capitare ancora una volta che qualche governante o qualche governo avesse avuto il prurito di riprendersi tutto quello che apparteneva alla Chiesa. Allora, Pio XI dice: mettiamo al sicuro questi beni in modo tale che, dovesse capitare, abbiamo comunque la libertà di vivere ed esercitare la nostra missione. Per questo furono investiti dei soldi in Inghilterra, in Francia e, nel 1933, anche in Svizzera. Ora, tutta quella confusione o quello scandalismo ipocrita che c’è stato a proposito del palazzo di Londra, tutto quello era dovuto solo a ignoranza, non sapendo che è da quegli anni che c’è questa gestione all’estero. E tutto quello che si ricava da questa gestione viene utilizzato per la missione della Chiesa, cioè per le spese, anche, della Curia. Perché tenete presente che gran parte delle nostre strutture, la stragrande maggioranza, sono strutture di missione. Significa questo, cioè, che per quelle si spende soltanto, non si ricava niente. Faccio un esempio. Le numerose missioni all’estero, le cosiddette ambasciate o nunziature della Santa Sede all’estero, perché esistono? Non per fare cerimonie. Esistono per difendere i diritti dei cristiani in questi Paesi, esistono per facilitare l’evangelizzazione. Ebbene, tutte quelle nunziature costano, non sono dei centri di ricavi. Ma anche gli altri dicasteri hanno ciascuno una missione specifica. E naturalmente anche un costo. Allora, ecco, tutto quello che si ricava dalla gestione immobiliare e mobiliare in Italia e all’estero serve proprio per questo motivo. E purtroppo questi ricavi non sempre bastano. Altra cosa è se ci sono stati investimenti sbagliati, dovuti a errori o a comportamenti penalmente rilevanti. Ma proprio per questo è bene fare chiarezza e non confondere le cose.

Qual è la situazione, invece, per quanto riguarda il settore mobiliare e degli investimenti finanziari?

Nel 2021, alla luce di un quadro congiunturale ancora incerto, è stato ritenuto congruo mantenere una allocazione strategica conservativa, caratterizzata da una contenuta esposizione azionaria (di circa il 25%, inclusa la componente degli alternative assets), una ridotta durata media residua del comparto obbligazionario di circa 3,5 anni e da un elevato livello di liquidità precauzionale per far fronte ai futuri e incerti impegni finanziari della Santa Sede. In questo contesto, l’accorta e prudenziale strategia di investimento dell’A.P.S.A. ha saputo massimizzare le opportunità offerte dal mercato cercando contestualmente di contenerne i rischi. Il principale aggiustamento strategico di portafoglio è stata la riduzione della posizione valutaria netta, soprattutto del dollaro americano, a seguito di un apprezzamento superiore alle attese. Gli investimenti in asset alternativi (Private Equity) sono stati ancora mantenuti in stand-by, in modo tale da poter misurare eventuali ricadute sulla gestione della liquidità. Nel 2021 il portafoglio finanziario dell’A.P.S.A. ha raggiunto un ottimo risultato come si ravvisa dal rendimento gestionale del 6,82%, i risultati sono stati superiori sia alle previsioni di rendimento formulate nel documento del Budget 2021 che al risultato raggiunto nel 2020.

Oltre all’amministrazione ordinaria, l’Apsa è impegnata in altre attività?

Ricordo solo due cose: ho citato prima il palazzo di Londra. Il Papa ha affidato all’Apsa il compito di vendere, di liberarci di quel bene che era stato fonte di questo scandalo che certamente non ha fatto assolutamente bene alla Chiesa. È ovvio che per poter vendere il palazzo di Londra ci sono state tante operazioni da fare proprio perché intorno al palazzo di Londra c’erano delle operazioni non proprio chiare, diciamo con un eufemismo, tant’è che è in corso un processo, non solo per il palazzo di Londra ma anche per altre operazioni che sono state fatte. Questo lavoro ha portato via veramente tante energie. Grazie a Dio, finalmente ci siamo liberati del palazzo di Londra e i soldi che sono stati ricavati sono rientrati all’Obolo di San Pietro. Poi, l’altra attività che ha tenuto impegnato fino a questi giorni l’Apsa, insieme ad altri enti, soprattutto alla Segreteria per l’Economia, è stato il salvataggio dal fallimento dell’Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina. Finalmente si è riusciti, attraverso anche un’intesa con la Fondazione Policlinico Gemelli, a fare un’operazione che è costata veramente tanta fatica, tanti incontri, tante intese, tanti impegni, per poter salvare questa realtà che era il fiore all’occhiello della sanità cattolica. Il Papa voleva che questo ospedale non uscisse dal circuito delle strutture sanitarie cattoliche. Perché? Non per mania di possesso ma perché - come dice il Santo Padre nel chirografo con il quale ha creato la Fondazione per la sanità cattolica che io stesso presiedo - essendo un’eccellenza, era giusto che non andasse dispersa, che non venisse soltanto utilizzata dai privati, ma che rimanesse invece, fedele al carisma, a ciò che aveva voluto il fondatore, un bene a servizio di tutti, veramente di tutti. È chiaro che l’impegno dell’Apsa e degli altri enti della Santa Sede si giustifica unicamente per questo, cioè per permettere a tutti, anche agli ultimi, di potersi giovare di una struttura di specializzazione con la collaborazione adesso altamente qualificata del Gemelli.

Abbiamo citato più volte la volontà di cambiamento impressa dal Papa. Con le riforme di Papa Francesco quanto è più difficile che si ripetano gli errori e gli scandali del passato?

Certo, lei parla di errori e parla di scandali: sarà il processo in corso qui, in Vaticano, a definire la natura delle azioni commesse, quelle che vanno ascritte alla categoria errori, quelle invece che vanno ascritte agli scandali. Gli scandali sono una conseguenza di azioni compiute con dolo. Quindi, sarà il processo a definire i gradi di colpevolezza. Non entro in questo ambito che non è assolutamente il mio. Certo, gli errori penso non possano essere mai evitati del tutto finché c’è sempre di mezzo il lavoro umano. Ma le riforme che si stanno mettendo in atto e le relative procedure a che cosa servono? Servono a evitare il più possibile, umanamente parlando, che possano esserci errori o peggio, azioni che, oltre a danneggiare il patrimonio della Chiesa, ne intaccano la credibilità e la reputazione. Io su questo vorrei insistere, perché per una realtà come è la Chiesa, perdere reputazione, perdere credibilità vuol dire diminuire la sua autorevolezza e indebolire, se non rendere nulla, la sua missione.

Un’ultima domanda: in che modo la nuova Costituzione apostolica Praedicate evangelium orienta l’azione dell’Apsa?

L’ho scritto nella lettera di presentazione del bilancio di quest’anno, sottolineando una cosa. Alcuni pensano che la Costituzione apostolica Praedicate evangelium 

possa essere derubricata soltanto a una sorta di ri-organizzazione tecnica della Curia romana, quindi con accorpamenti, divisioni, precisazioni di ruoli eccetera. Invece, la Costituzione Praedicate evangelium innanzitutto ha ri-orientato in maniera decisa tutta l’azione della Curia romana all’unica missione della Chiesa, che è l’evangelizzazione. Perché dico questo? Dove sta la novità? La novità si vede nell’ordine dei dicasteri: prima c’era la Congregazione per la Dottrina della Fede: cioè la cosa più importante era la dottrina. Invece, nella Praedicate evangelium si dice: attenzione, la prima preoccupazione della Chiesa è l’evangelizzazione. Quindi, anche noi, come Apsa, dobbiamo continuamente tenere presente che, attraverso quello che facciamo, siamo chiamati a evan www.vaticannews.va gelizzare. Cioè, attraverso le scelte che facciamo, dobbiamo chiederci: sto evangelizzando o no? Non si evangelizza certo quando nell’Amministrazione del patrimonio vengono smarrite le finalità specifiche per le quali il patrimonio è stato costituito. Se io mi metto a fare investimenti speculativi, di certo non evangelizzo. Ecco allora le norme che sono state date a me o ad altri, che veniamo chiamati a investire. Né si evangelizza quando per incuria o per incompetenza quel patrimonio fatica a raggiungere lo scopo di provvedere a quanto è necessario per l’attività ordinaria della missione della Chiesa e della Curia romana. Ripeto: credibilità e reputazione della Chiesa, lo sappiamo bene, passano anche attraverso una gestione competente e trasparente del patrimonio, per cui rendere pubblico il bilancio è un modo concreto per ringraziare quanti, in modi diversi, ancora oggi affidano con generosità risorse alla Chiesa per la sua missione.

© www.vaticannews.va, sabato 6 agosto 2022

 

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