Dall’Assemblea pastorale diocesana “Formarsi alla sinodalità”. Cronaca, foto e video – Luce e vita

 
 



Martedì 28 giugno è stata l’occasione per fare il punto sul cammino sinodale, a partire dai lavori condotti a livello parrocchiale, poi cittadino e infine diocesano, in prospettiva degli step successivi di portata nazionale e mondiale.

Secondo Anna Salvemini, referente diocesana del cammino sinodale, la Chiesa ha avuto la consapevolezza di essere in debito di ascolto. Non occorreva produrre nuovi documenti, ma far germogliare sogni e generare speranze. In molti hanno auspicato la possibilità che questo cammino non si esaurisca al primo momento di ascolto, ma si prosegua a partire da quanto emerso.

L’itinerario sinodale si snoda in 3 tappe e 3 fasi. Le tappe sono: diocesana (avviata a ottobre 2021 e conclusa ad aprile 2022), continentale (che partirà a settembre di quest’anno per terminare a marzo del 2023) e della Chiesa universale.

Don Vito Bufi, direttore dell’ufficio pastorale e referente diocesano del cammino sinodale, ha ricordato le 3 fasi: narrativa (2022-23), per cui ci sarà un secondo anno di ascolto, al fine di focalizzare l’attenzione su alcune tematiche seguendo lo stile del discernimento; sapienziale (2023-24) e profetica (2024-25), per arrivare insieme a celebrare l’Anno Santo.
La peculiarità di questo cammino sinodale consiste nella metodologia usata, che non si basa sull’insegnare ma sul consegnare il proprio vissuto agli altri. Così sarò possibile passare dall’ ʿioʾ al ʿnoiʾ.

 

Don Francesco Zaccaria – docente di Teologia Pastorale presso la Facoltà Teologica Pugliese – ha parlato di nuova fase di ricezione del Concilio Vaticano II, che ha coinvolto circa 550mila persone finora. C’è una grande consonanza di temi emersi dalle sintesi nazionali. Facendo il focus su quella della nostra diocesi, ciò che si è maggiormente notato è anzitutto il desiderio di una Chiesa più aperta, poi la sorpresa dell’ascolto, la corresponsabilità e la partecipazione, la volontà di fare rete e la formazione (come esigenza e come stile). Tuttavia, sono emersi anche scetticismo e consapevolezza della crisi. Il prossimo anno si tornerà ad ascoltare, a partire dall’icona biblica di Marta e Maria, per attivare ulteriori cantieri di ascolto. Ci saranno 3 temi nazionali e uno diocesano: in ascolto della società e degli ambienti inascoltati, delle comunità (relazioni, strutture, organismi), della radice spirituale dei “molti servizi” (corresponsabilità, formazione, ministeri). L’ascolto si svolgerà su 3 livelli, per attuare il discernimento: ascolto di Dio, della realtà e di se stessi, dei processi interni alle comunità. Don Francesco ha ribadito l’importanza di fare attenzione ai moti interiori, ad ascoltare la realtà e ad avere un occhio su se stessi, a chiedersi qual è la volontà di Dio per la nostra comunità. Sarà poi fondamentale una verifica di questo processo di discernimento, da cui parte un nuovo ciclo di ascolto e discernimento, proprio perché la sinodalità è uno stile da imparare e mettere in pratica sempre.

Don Francesco ha presentato 3 modelli attuali di evangelizzazione:

guerriero: per chi interpreta l’evangelizzazione come una lotta contro il mondo e gli altri, che sono nemici, e usano le tecniche della ritirata o dell’attacco, proprio come fossero in uno scontro;
seminatore: per l’evangelizzatore generoso, che semina in tutti i terreni e dona;
esploratore: per chi è capace di stare nel conflitto e di superarlo o, in ogni caso, di riconoscerlo e viverlo; questa è una vera possibilità di crescita per la comunità, per creare un passaggio successivo che ricompone (e dunque crea).

Al discernimento dobbiamo formarci, perché non siamo ancora capaci di esercitarlo, ma bisogna lavorare sulle varie dimensioni formative sia dei sacerdoti che degli operatori pastorali.

«Siamo qui per tessere una nuova tela, in cui la trama e l’ordito che formano il tessuto corrisponde alla realtà laicale e alla realtà clericale. Da soli non si va da nessuna parte» ha concluso Mons. Cornacchia.

Susanna M. de Candia

 

 

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