l’omelia dell’Arcivescovo padre Franco Moscone – Arcidiocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo

 
 


Cari fratelli e sorelle della Chiesa Sipontina e amati concittadini della città di Manfredonia,

ogni anno il 7 febbraio celebriamo insieme, sottolineando quanto ci unisce quali credenti e cittadini, la solennità di San Lorenzo Maiorano: Pastore e colonna della nostra Chiesa locale, e Cittadino costruttore e difensore dei basamenti dell’antica città di Siponto. A Lui Chiesa e Città debbono i fondamenti dell’organizzazione ecclesiale e le basi della corretta vita civile: due aspetti che vanno sempre mantenuti insieme, e che insieme crescono ed alimentano la vita del nostro Popolo e del suo magnifico Territorio.

Rielaboro, in questo momento di riflessione omiletica, dopo aver ascoltato con attenzione i testi della Parola di Dio, che aprono il nostro cuore ad accogliere il Vangelo ed a rispondere con responsabilità per costruire il bene comune, quanto ho già scritto nel messaggio per la festa patronale di quest’anno, aggiungendo tre convinzioni che mi accompagnano fin da quando sono giunto a Manfredonia.

E’ giusto e doveroso, se pur a distanza di oltre quindi secoli, continuare a guardare a San Lorenzo Maiorano, ed ispirarci al suoi ideali ed al suo modo di operare per continuare oggi ad amare e servire la nostra Chiesa e la nostra Città. Le epoche cambiano e si susseguono, ma le problematiche di fondo rimangono costanti, necessitano però di essere riconsiderate, ripensate per trovare le risposte adeguate alle epoche che cambiano.  Gli strumenti per rispondere ed operare con efficacia, seppur variegati ed in evoluzione, legati al progresso culturale e scientifico oltre che ai progressi tecnologici, hanno sempre bisogno di due atteggiamenti: l’amore ed il servizio alla collettività tanto civile che ecclesiale.

Il nostro Patrono è stato Pastore della Chiesa ed ha collaborato alla vita della Città proprio coniugando con impegno e creatività il binomio amore-servizio. Celebrarne la festa deve impegnarci a prendere esempio da Lui e senza paura a coniugare i verbi amare e servire, guardando all’insieme e al bene comune prima di ogni interesse individuale o di parte. San Lorenzo ci ammonisce che anche in contesti ardui e problematici come il nostro, anche dopo sconfitte e delusioni è possibile costruire un futuro generativo. Serve un’alleanza di tutti per seminare legalità, per rompere ogni tipologia di alleanza perversa che cerca di diventare sistema, per lottare, certi che si possono sconfiggere, contro le “strutture di peccato” che sempre tentano di inquinare ed approfittare di tutte le Istituzioni. Impariamo da San Lorenzo a sognare un futuro pieno di speranza per la nostra generazione e quelle che verranno facendoci carico della responsabilità del presente che stiamo vivendo.

Sia come Cristiani, sia come cittadini non possiamo venire meno alla speranza, chiuderci nel disimpegno e nella cieca difesa di spazi ed interessi individuali, appiattirci apatici sul presente. Ognuno è chiamato a sentirsi e comportarsi da autentico cittadino e, se credente, da libero discepolo del Signore Gesù. Forte di tale convinzione e dell’esempio del Suo Patrono la Chiesa Sipontina si sente impegnata a svegliare le coscienze, a educare al senso civico, a collaborare a formare laici onesti e competenti che abbiano il coraggio di assumere la missione della politica come “arte di carità” e favorire la costruzione di modelli sani di economia sul territorio garganico.

Per mantenere sempre vivi l’amore ed il servizio alla collettività tanto civile che ecclesiale, aggiungo tre convinzioni che mi hanno da sempre accompagnato e che ripeto con insistenza, invitando me e tutti a coniugare in Gargano i verbi custodire, vigilare e svegliare.

1° CUSTODIRE

 Custodire è il primo comandamento che Dio, il Creatore, consegna all’umanità secondo il racconto del libro della Genesi. Non si tratta di un mito, ma della “vocazione” che distingue ogni uomo e donna dalle altre creature, sue sorelle. E’ dovere del credente custodire il messaggio evangelico evitandone fraintendimenti, facili strumentalizzazioni, annacquamenti, intorpidimenti, letture distorte, di parte o dimezzate. Il Vangelo non si può barattare con nulla, perché la sua potenza e bellezza è dinamica di sviluppo e futuro per tutti e per tutto: tutti e tutto hanno diritto a ascoltare il messaggio del Vangelo. In tempi di repentini cambiamenti e di facili stravolgimenti custodire il Vangelo richiede il coraggio della fedeltà e la fatica di seguire la strada segnata da Cristo: la strada della Croce, della “sequela”, che insegna ed esige ad ogni passo la misericordia e la cura, il servizio alla verità e alla ricerca del bene comune, l’indivisibile fedeltà a Dio e all’uomo, la testimonianza dell’amore eroico.

Inoltre il Vangelo non è visione ideologica o utopia illusoria, ma ci costituisce custodi della nostra Città e della sua gente, custodi della vita nelle sue molteplici forme ed espressioni, specie quando questa è calpestata ed offesa. Custodire ci fa responsabili del Popolo, del Territorio, della Cultura che nella Città vive e costruisce una storia di solidarietà e salvezza.

2° VIGILARE

La custodia di quanto ricevuto in dono ed affidato per essere curato e sviluppato, producendo una autentica ricchezza per tutti, ci chiede di saper vigilare. Sa vigilare veramente solo chi possiede l’orecchio e l’occhio del Profeta, come lo è stato San Lorenzo nella sua epoca. Il profeta è colui che smaschera le bugie e le mezze verità, che inondano come tsunami il nostro tempo; scoperchia l’inganno delle fake news e delle false promesse che pretendono di vendere felicità e verità a buon mercato. Vigilare sui subdoli inganni, sulle diverse e soffuse modalità di abusi di potere, sulle vecchie e nuove forme di oppressione con cui di nascosto si continua a tenere al giogo fasce intere della società approfittando dei più fragili e dei più indifesi.  Vigilare perché la libertà, promessa dal Vangelo e difesa dalla Costituzione, non venga tradita, barattata o mercanteggiata con moneta scaduta promettendo favori ed uno stile di vita che termina col rende dipendenti tutti dai poteri forti in mano a pochi.

3° SVEGLIARE

 Svegliare significa tenere deste le coscienze facilmente assopite dal sonno della banalità e della noia che stanno inquinando, senza far rumore, le nostre vite e le speranze delle nuove generazioni, abituandole a sentimenti negativi e promesse a buon mercato, anarcotizzando menti e cuori. Serve svegliare le coscienze per innescare processi virtuosi e generativi che partendo dal cuore di ciascuno contagino creativamente Popolo, Territorio, Città e Chiesa: si tratta di inaugurare l’umanesimo della prossimità e la missionarietà della soglia, come ho cercato di spiegare nell’ultima Nota Pastorale. Sotto questo aspetto, come vescovo, mi pongo continuamente due impegni verso la Città e la Chiesa che mi sono state affidate:

  • svegliare il Popolo laico al senso civico e alle responsabilità civili. Aiutarlo a superare le due infermità della sfiducia e della paura che abbruttiscono ed appesantiscono le relazioni e sfigurano i volti dei cittadini e della stessa Città. Manfredonia ed il Gargano non possono permettersi di lasciarsi addormentare dalla sfiducia o paralizzare dalla paura: sono troppo belle le Città, è troppo incantevole il Territorio, sono troppo sensibili i cittadini per abbandonarsi in ostaggio di sfiducie, omertà o paure!
  • svegliare il Popolo cristiano al Vangelo da seminare nel tessuto delle tante comunità parrocchiali e forme associative di ispirazione cristiana che arricchiscono la Chiesa che vive in Manfredonia e Gargano. Solo da svegli, attenti alla cultura in cui siamo immersi, possiamo uscire, ascoltare e camminare tutti insieme annunciando da protagonisti il Vangelo e costruendo comunione!

Per custodire, vigilare e svegliare ripeto a me e a tutti il motto e programma del profeta Isaia (Is 62, 1-2) caro al sacerdote martire don Peppe Diana e vissuto quindici secoli fa da San Lorenzo Maiorano:

“Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.”.

Cari fratelli e sorelle della Chiesa Sipontina e amati concittadini della città di Manfredonia, che ricordare e onorare San Lorenzo Maiorano faccia sì che la nostra Città sia sempre più “civile” e la nostra Chiesa locale più conforme al Vangelo, ed allora la Politica tornerà ad essere servizio del bene comune e la Chiesa Madre di cuori che generano relazioni d’amore.

A tutti, ma soprattutto a chi è disposto per amore ad impegnarsi per essere a servizio della Città e della Chiesa, l’augurio e la certezza che collaborerà a rialzare e trasfigurare la bella e amata Manfredonia!

Amen!

+ padre Franco Moscone

 

clic qui per l'articolo sul sito diocesano