Natale 2023: l’omelia del Vescovo

 
 



Natale. Il Verbo creatore, per mezzo del quale l’uomo è stato fatto, nasce nella carne dell’uomo creatura. Il Creatore si fa creatura perché la creatura umana possa prendere parte alla vita divina. Recita un canto abbastanza familiare: Dio si è fatto come noi per farci come lui.
L’inaccessibile onnipotente Dio si mostra nel volto vicino, tenerissimo ed abbordabile del Bambino di Betlemme. Natale è la celebrazione del mistero insondabile che ci dice l’infinito farsi finito. C’è poco da dire, poco da spiegare: molto da contemplare, tutto da adorare. Natale è la festa del silenzio che contempla e adora.
Così a Natale, si viene a sapere che le persone vere nascono e crescono solo attraverso il silenzio.
Il rumore è come un vampiro che prosciuga le menti e i cuori. Il baccano non aiuta, perché produce solo la superficialità che sfilaccia il cuore e la mente dell’uomo. Un mondo stordito dal fracasso, si svolge in modalità sempre più fredde e sempre più indifferenti, in relazioni sempre più ciniche: un mondo bloccato dal pessimismo.
Dà speranza quella grotta nella quale l’affetto riempire il cuore del padre, della madre e persino degli animali che con il calore del loro corpo e del loro fiato riscaldano il Neonato, avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia. Quella grotta fa ricordare che nessuno è sbagliato del tutto, che per nessuno è stata pronunciata una definitiva parola di condanna, che per ognuno e per tutti c’è sempre una speranza di luce e di salvezza. Betlemme, con la sua precarietà, mostra che il benessere “sfacciato” può addirittura rivelarsi nemico dell’essere, e mette in allarme per la perniciosa pericolosità dell’abbondanza esagerata: da essa è necessario guarire. La grotta di Betlemme ricorda l’alfabeto dell’umanizzazione, senza il quale non sappiamo neppure declinare l’umano, ma solo scarabocchiare il vissuto.
A quel Bimbo, allora, affidiamo le nostre speranze, le speranze dell’umanità: non abbiamo davvero a chi rivolgere le richieste e le attese di bene, di giustizia e di pace che agitano e rasserenano il cuore. Basta uno sguardo ai focolai di guerra, che poi focolai non sono perché sono piuttosto incendi dirompenti di violenze a cui pensavamo di non dover mai assistere.
Il Dio di Betlemme, il Dio bambino, il Dio dell’impossibile umano: a lui è possibile l’inimmaginabile, per noi, di giustizia e di pace. A lui si levano le mani nell’invocazione e nella supplica. A lui si volge lo sguardo per imparare gesti di misericordia in un mondo che ha smarrito la misericordia pur avendone profondo bisogno.
Vieni, Signore Gesù, Dio delle infinite possibilità divine per questa stanca e “finita” umanità!

Infine, una poesia, come augurio di Natale.

Se comandasse il pastore
del presepe di cartone,
sai che legge farebbe
firmandola con il suo lungo bastone?

“Voglio che non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbia lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”.

Sapete che cosa vi dico io
che non comando niente?
Tutte queste cose belle
accadranno facilmente.

Se ci diamo la mano,
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno. (Gianni Rodari)

Auguri!

+ Giuseppe Giuliano,
vescovo



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