parabola del cammino di fede – Luce e vita

 
 


La liturgia ci insegna che dalla Pasqua scaturisce la vita della Chiesa nelle sue molteplici forme. Quest’anno dopo la lunga parentesi della pandemia, proprio dalla Pasqua vogliamo riprendere i cammini processionali della Settimana santa e le feste popolari che da sempre costituiscono, in particolare per il nostro sud, un bagaglio di intensa spiritualità. In verità dobbiamo riconoscere nei gesti semplici e nelle “tradizioni” la liturgia di un popolo che da sempre si rivolge al Signore, alla Vergine Maria e ai Santi, una fede che va rispettata, tutelata ed evangelizzata. Mi piace pensare alle nostre processioni come ad un’azione missionaria accompagnata dalla gioia di essere familiari di Dio, la stessa gioia che muoveva il cuore di quanti accoglievano Gesù nei loro villaggi.

Andando al di là della fede e della religione, tenendo intatta la differenza fra credenza e religiosità, ancora in questi nostri tempi così complessi le nostre processioni suscitano forti adesioni di massa. È una delle poche pratiche rimaste intatte nella storia dei comportamenti sociali di un popolo: il cammino, a volte lento altre volte spedito, la preghiera, ma anche il sacrificio di dedicare il proprio tempo, assumono un forte significato nella vita. Sono consapevole che queste manifestazioni pubbliche che hanno una forte connotazione spirituale e culturale, vissute per le strade delle nostre città, accolgono un gran numero di fedeli, ma credo che siano reali i pericoli di trasformarle in semplici passeggiate, in riti sterili in cui potrebbe emerge il protagonismo di alcuni. Pertanto, prima di ripartire, ridiamo valore alle nostre processioni recuperandone il loro vero significato.

Processione è manifestazione di fede nel Dio Trinità attraverso un itinerario di lode in cui il popolo di Dio cammina, ascolta e prega insieme. Oserei dire che essa è espressione della sinodalità della Chiesa. La processione è un grande segno di adesione alla vita che mentre sperimenta la sua bellezza e il suo dinamismo ne celebra il suo stesso limite. È segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in continuo esodo che, attraversando le strade della città degli uomini, profumando ogni situazione di vita con il crisma del battesimo, cammina verso la Gerusalemme del cielo. La processione è immagine di una Chiesa in uscita, chiamata ad andare lì dove abitano quanti sono distratti dalla frenesia della routine quotidiana, segnati dal dolore del mondo, anestetizzati dalla cultura dell’indifferenza. La processione è uscire dal proprio “io” per sentirsi parte di un “noi” che ci rende Chiesa che procede, avanza e cresce guidata dal Vangelo e dal Pane del cammino. È importante, e oggi quanto mai urgente, essere comunità e non massa informe di membri emotivamente uniti solo in alcuni momenti di aggregazione. Scrivendo con franchezza, spesso con i nostri atteggiamenti trasformiamo le nostre processioni in vere e proprie “recessioni”. In economia la recessione ha conseguenze devastanti: disoccupazione, diminuzione del tasso di interesse, rallentamento del tasso di inflazione causato dalla diminuzione della domanda di beni e servizi. Il nostro cammino cristiano non deve conoscere “recessioni spirituali”, al contrario ci è chiesto di fare il possibile perché la pietà popolare diventi sempre più luogo abitato da Dio. A tale proposito mi piace richiamare quanto Papa Francesco scrive nella Evangelii gaudium: “Quando in un popolo si è inculturato il Vangelo, nel suo processo di trasmissione culturale trasmette anche la fede in modi sempre nuovi; da qui l’importanza dell’evangelizzazione intesa come inculturazione. Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e la arricchisce con nuove espressioni che sono eloquenti. Si può dire che «il popolo evangelizza continuamente sé stesso». Qui riveste importanza la pietà popolare, autentica espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio. Si tratta di una realtà in permanente sviluppo, dove lo Spirito Santo è il protagonista. (122)

È giunto il tempo di vivere queste manifestazioni di fede, prezioso tesoro della Chiesa Cattolica in cui appare l’anima di un popolo, con sobrietà e coerenza di vita. Scrivono i nostri vescovi di Puglia: “La festa per essere vera deve promuovere al suo interno per irradiarsi poi all’esterno i valori dell’autenticità e dell’essenzialità; della coerenza e della trasparenza; della fraternità e della disponibilità al servizio. Sicché ogni sorta di mistificazione diventa controindicazione della festa stessa”. (Le nostre feste, 4.1) 

Pertanto, disponiamoci a vivere le nostre feste “non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità. (1 Cor 5,8) Com’è deludente, quanto è desolante una vita cristiana soltanto di facciata; non serve un cristianesimo d’immagine, di propaganda e non di sostanza! L’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, ci aiuti a fare piazza pulita delle cose vecchie e non risolte.

don Gennaro Bufi
direttore Ufficio Confraternite
© Luce e Vita n.14 del 3 aprile 2022

 

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