«Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» — Arcidiocesi Bari-Bitonto

 
 


Le donne che si recano al sepolcro il primo giorno della settimana: è un nuovo cominciamento.

Una pietra è l’ostacolo che si frappone all’incontro con il corpo di Gesù.

Una pietra posta a sigillo di una tomba perché niente da dentro uscisse fuori e niente da fuori potesse entrare.

La pietra verrà trovata rotolata, la pasqua è la festa dei macigni che rotolano via, di quelle pietre che ostruiscono i nostri cuori. 

Nel sepolcro vuoto due uomini le rassicurano: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto»

Nell’agire delle donne che vanno al sepolcro ci sono tanti sentimenti che le animano: nostalgia, preoccupazione, scoraggiamento, ma soprattutto SORPRESA e PAURA.

Esse passano di sorpresa in sorpresa

La prima è la pietra ribaltata, il sepolcro non diviene un punto di arrivo ma di partenza, la morte non è la fine ma l’inizio. La Pasqua ha inizio come realtà che ci sorprende.

La seconda i due con la veste sfolgorante al posto di Gesù, c’è giovinezza e luce in questi messaggeri celesti, c’è freschezza e vita nuova.

Le donne, segno di un discepolato autentico, non sono scappate dinanzi alla Croce, entrano nel sepolcro e lo trovano vuoto di morte e pieno di un annuncio di vita.

La paura

Spesso essa nasce dal nostro sentire, dalla nostra immaginazione. La ritroviamo come prima forma emotiva umana nel Giardino terrestre quando Adamo si nasconde dopo il peccato originale, e ha paura di Dio; ma anche qui, nel giardino del sepolcro, la paura di Dio si fa strada, sconcerta, intimorisce le donne, come intimorisce il nostro quotidiano rischiando di farci percepire la vita come qualcosa di scontato e non facile al cambiamento.

È per tale ragione che Dio ogni volta che interviene nella storia degli uomini si apre la strada con un  “Non temere!”, non aver paura di credere, di sperare, di confidare … nel mio aiuto, nel mio perdono.

Ma l’angelo incalza…    «Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno””,  un annuncio che diviene il grido pasquale di vittoria sulla morte, che nasce dal sepolcro e risuona per il mondo intero. 

In questa certezza è fondato il nostro cammino che riparte dal sepolcro vuoto.

Gesù è risorto, inutile cercare di imbalsamarlo. È vivo, ed è inutile cercarlo nei cimiteri. Quante volte sperimentiamo che la nostra fede è imbalsamata ed è una fede sterile, morta, incapace di sussulti.

«Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

C’è fatica nel ricordare, nel comprendere e nel credere, anche Pietro vede ma non crede.

In questi giorni assistiamo a fosse comuni, e a distese di croci che sorgono a denunciare la violenza del cuore umano in un rinnovato Venerdì Santo.

Il Vangelo ci dice che la vita riparte e solo se ci mettiamo alla ricerca del Risorto, del Maestro che sempre precede il discepolo, il nostro Venerdì Santo troverà il respiro della gioia, della pace, la luce della Pasqua.

È in questa ricerca che la paura si trasforma in fiducia e la vita si apre alla grazia di una narrazione nuova, di un movimento nuovo: il Risorto è all’opera.

Bisogna mettersi in gioco, aprire i cuori all’incontro con Lui. Il Risorto ci doni il coraggio di OSARE, come vi ho scritto nel messaggio per la Pasqua, lasciandoci attraversare dalla forza della vita rinnovata dall’amore.

Coltivare con audacia sogni di bellezza, vivere gesti di pace, consegnare abbracci d’amore, nutrire sguardi di tenerezza e di compassione, rinunciare al possesso di piccole unità di misura della felicità, per lasciarsi condurre verso gli orizzonti più alti della vita, sono questi i gesti con cui declinare il cammino di liberazione operato dal Risorto.

Auguri miei cari, la Pasqua ci colga pronti e disponibili a camminare con Colui che ha vinto la morte, e ci doni il coraggio di smuovere i macigni che ci tengono prigionieri nei bunker della paura, del risentimento e dell’indifferenza, sapendo squarciare il buio che attanaglia i cuori e osando la pace, osando la gioia. 

Auguri.

 don Giuseppe, vescovo     

   

 

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