“Testimoni della speranza” – Lettera al termine della prima Visita Pastorale del Vescovo Fernando

 
 


Alla Chiesa di Dio che è in Nardò Gallipoli
Gioia e Pace

Carissimi,

sostenuto dalla Grazia e accompagnato dalla vostra preghiera, ho potuto portare a compimento la mia prima Visita Pastorale e consapevole della mia povertà, desidero ora esprimere i sentimenti della mia gratitudine con le parole di Gesù: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra” (Mt 11,25).

Il 16 aprile 2019, mentre vi annunciavo l’intenzione di farmi pellegrino sulle orme di Gesù Buon Pastore, vi aprivo il cuore, scrivendovi: “Avrò la gioia di incontrarvi più direttamente e per un tempo più prolungato, nella speranza di poter ravvivare il vostro entusiasmo e la sollecitudine verso i fratelli, in vista di un rinnovamento spirituale e di un’azione apostolica più efficace. Con la mia venuta intendo confermare e sostenere la vostra fede, la testimonianza e il quotidiano impegno di ciascuno di voi nel portare ovunque il Vangelo della gioia…. Portare ai cuori degli uomini e delle donne di oggi il Vangelo della gioia che salva e consola è la missione che il Cristo ci affida. Camminare insieme come popolo di Dio è il modo in cui mostrare al mondo i frutti della grazia” (Lettera per l’indizione per la Prima Visita Pastorale).

Dando inizio ai lavori di preparazione della Visita, da subito ho percepito di dover considerare la prima Esortazione apostolica di Papa Francesco, Evangelii Gaudium, come un dono speciale per il mio ministero di vescovo, nonché una luminosa guida per il lavoro di conversione missionaria da condividere con i confratelli presbiteri, gli operatori pastorali e tutti i fedeli laici delle nostre comunità.

Con questa prospettiva è stata preparata ed ha avuto inizio la mia prima Visita Pastorale, come vero e proprio progetto di riforma nello spirito della sinodalità, con il fine primario di far risaltare nella nostra Chiesa locale i tratti della Chiesa in uscita, dove i discepoli, nella gioia di incontrarsi tra loro e di incontrare il loro Pastore “prendono l’iniziativa, si coinvolgono, accompagnano, fruttificano e festeggiano (= EG 24).

Ora, posso assicurarvi che per me il sogno è diventato realtà, perché insieme abbiamo camminato e pregato; insieme abbiamo affrontato difficoltà e maturato prospettive; insieme abbiamo sognato un volto nuovo per la nostra Chiesa: una conversione pastorale.

Ringrazio voi, confratelli e fedeli tutti, per la vostra testimonianza di fede, le vostre fatiche e la vostra sincera e calorosa accoglienza!

La Visita Pastorale è finita, ma il processo sinodale e missionario dovrà continuare. Il Signore ci invita a rileggere l’esperienza, raccogliere le ispirazioni che ci ha offerto nei vari incontri per continuare il cammino, seguendo l’invito di Papa Francesco: “Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo. La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria” (EG 20-21).

Così dovrà continuare anche il cammino fatto con le commissioni d’ambito per dilatare sempre di più gli spazi di partecipazione, promuovere il protagonismo e la corresponsabilità di tutti i fedeli alla vita delle comunità parrocchiali ed esprimere quella sinodalità dal basso, che stimola la sensibilità missionaria. Le commissioni saranno luogo relazionale di preghiera, di studio, analisi e approfondimento delle situazioni e dei bisogni specifici, in vista di una elaborazione di proposte idonee da sottoporre al discernimento dei Consigli Pastorali.

A questi ultimi affido in modo speciale questa Lettera, insieme ai suggerimenti, elaborati anche con il lavoro dei Convisitatori e della Segreteria. Vi chiedo di tenerli presenti e farne oggetto di riflessione negli organismi di partecipazione e nelle assemblee parrocchiali.

Questi testi, insieme al Direttorio, ai questionari da voi compilati e al diario costituiranno la documentazione storica del nostro cammino ecclesiale.

1. Il coraggio di guardare la realtà

“Oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento di epoca” (Papa Francesco, Discorso per l’incontro con i rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Firenze, 10.11.2015). La “forma” di presenza che la Chiesa ha assunto nel passato non c’è più, conservarla vanificherebbe “le forme” pastorali delle nostre comunità. Il modello pastorale tradizionale, che contava su famiglie cristiane e su comunità legate profondamente alla tradizione, non sembra più efficace. Il calo della frequenza alla vita parrocchiale è visibile ed è emerso nei nostri incontri.

Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la crisi, per non perdere altro tempo ed avviare il processo di conversione pastorale. Le nostre comunità stanno vivendo una situazione di transizione. Pertanto, il nostro impegno dovrà essere quello di prendere per mano le persone che vengono dal cristianesimo di tradizione e di accompagnarle verso una situazione nuova: da una fede di convenzione a una fede di convinzione.

È prezioso, a questo proposito, quanto il Papa afferma nell’Evangelii gaudium: “Il contesto dell’impero romano non era favorevole all’annuncio del vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. […]. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca” (EG 263).

Oggi non è più difficile; è semplicemente diverso. È in questo quadro “diverso” che deve trovare il suo senso e la via il rinnovamento delle nostre Parrocchie. Un rinnovamento che, mentre interpella il cuore di ciascuno, diventa impegno di tutta la comunità a camminare insieme.

In merito, sento il bisogno di condividere con voi la gioia e la consolazione che hanno riempito il mio cuore nel constatare il desiderio e la disponibilità delle comunità nel voler fare strada insieme, come dice papa Francesco.

2. Il coraggio di camminare insieme

Nell’itinerario della Visita, grande è stata la gioia e la consolazione nel constatare il desiderio delle Parrocchie di camminare insieme, di “fare strada insieme” come dice Papa Francesco.  È il desiderio che c’è nel cuore di tante persone e comunità ed è peraltro l’obiettivo del cammino sinodale: il bisogno di approfondire la nostra fedeltà alla missione di annunciare il Vangelo e diventare insieme corresponsabili per la missione.

Curiamo allora la comunione e la corresponsabilità nei nostri organismi di partecipazione a livello diocesano e parrocchiale; valorizziamo le commissioni, quale forma concreta del camminare insieme, i cui ambiti trovano una diretta corrispondenza agli uffici di Curia. Infatti, con i doni e i compiti differenti di cui ognuno è portatore, noi manifestiamo nella comunione una dimensione essenziale e costitutiva della comunità cristiana; se dovesse mancare, le nostre comunità non sarebbero secondo il Cuore di Cristo: “Come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi” (Rm 12,4-6).

Ad ognuno di noi è data una particolare grazia per il bene di tutti, per il bene di tutto il corpo, per fare corpo in Cristo Gesù. È necessario cioè che ognuno si interroghi in quale misura e in quale modo può mettere a servizio di tutti la manifestazione particolare dello Spirito che è data a lui.

Tutto questo vale in modo privilegiato per l’esperienza familiare dove il progetto del Signore è che i due formino “un’unica carne” (Gn 2,24), ma riguarda anche ogni altra comunità umana e cristiana.

Dicono i nostri Vescovi: “Il percorso sinodale si configura come un evento provvidenziale, in quanto risponde alla necessità odierna di dare vita ad una Chiesa più missionaria, capace di mettersi in ascolto delle domande e delle attese degli uomini e delle donne di oggi. Partire dal basso, così come ha sollecitato il Papa, significa ascoltare la base per poi proseguire a livelli sempre più alti, raggiungendo anche le persone lontane, che si trovano oltre i confini degli addetti ai lavori, toccando pure l’ambito ecumenico e interreligioso. In questo modo il cammino sinodale potrà davvero essere garanzia di un Noi ecclesiale inclusivo, espressione della Chiesa popolo di Dio” (CEI, Comunicato finale 74ª Assemblea generale, Roma 27.05.2021), impegnata ad agire in rete con tutte le istituzioni presenti sul territorio per servire il bene comune, avendo come riferimento la volontà di Dio e il primato della persona.

3. La gioia dell’incontro con il Signore

Continuando a vivere con rinnovato entusiasmo la comunione missionaria nel segno della sinodalità, vi esorto a prendere sul serio quanto è emerso dal discernimento vissuto in Diocesi con la consultazione del popolo di Dio. Riportiamo al centro della nostra fede Gesù Cristo, fondamento di una nuova umanità. L’incontro con Lui nella Parola e nel Pane eucaristico è fonte sicura di gioia e di speranza e costruisce la Chiesa come comunità di discepoli missionari. Dall’Eucaristia sgorga uno sguardo autentico sul mondo, l’attenzione ai poveri e l’impegno per una Chiesa che si sforza di essere povera, libera da quanto appesantisce, intraprendente e coraggiosa nel percorrere i sentieri della storia per condividere la gioia del Vangelo.

Facciamo delle nostre parrocchie vere comunità di fede, fondate sulla Parola, sulla liturgia, sui sacramenti, sulla preghiera, sull’accompagnamento e la catechesi personalizzata. Con lo sguardo del Buon Pastore, continuiamo a valorizzare la Pietà polare perché diventi sempre di più occasione per la trasmissione del Vangelo ed “espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio” (EG 122).

L’esperienza della fede permetterà alle comunità di essere sempre di più delle vere palestre, dove si impara l’esercizio della carità operosa, spazi relazionali dove “le ansie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (GS,1).

Vi chiedo di accogliere con generosa disponibilità questa Lettera e le indicazioni che saranno consegnate a ciascuna comunità parrocchiali.

 

Alla Vergine Maria, Madre di speranza, affidiamo in maniera speciale il presente e il futuro della nostra amata Chiesa. La sua sicura fiducia nel Figlio ha tenuto unita la Chiesa nascente nel momento di estrema fragilità: uno aveva tradito, un altro aveva rinnegato Gesù, alcuni discepoli erano fuggiti, tutti avevano paura (cfr At 1, 14). Il nostro popolo la ama e da sempre la venera con affetto e devozione filiale, ne sono testimonianza i nostri Santuari, le chiese a lei dedicate, e le tante manifestazioni della pietà popolare.

A Lei ci affidiamo perché ci accompagni con materna protezione nel cammino sinodale verso gli orizzonti dei Cieli e della Terra nuova, continui a sussurrare nel cuore di tutti e di ciascuno: “fate quello che Gesù vi dirà” (cfr Gv 2,5).

S. Gregorio Armeno, Sant’Agata e S. Giuseppe da Copertino intercedano per noi.

Con affetto saluto e benedico

Nardò, 25 gennaio 2024
Festa della Conversione di San Paolo

+ Fernando Filograna
vescovo

 

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