I nuovi Magi partiti da Sud tra realtà e aspettative – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Articolo del Vescovo apparso in “Nuovo Quotidiano di Puglia – Lecce”
venerdì, 6 gennaio 2023, pp. 1 e 27.

Proviamo a riscrivere il racconto evangelico dei Magi (cfr. Mt 2,1-12), adattandolo alla situazione del nostro tempo e del nostro Paese, soprattutto in riferimento alla condizione del Sud. A quel “Sud del Sud dei Santi, secondo l‘accezione cara a Carmelo Bene, che non è sinonimo di sottosviluppo in contrapposizione a un Nord evoluto ed emancipato, ma progetto estetico-estatico, terra di poesia da custodire e da valorizzare, preziosa alternativa a un mondo inaridito. 

In questa parafrasi del racconto evangelico, cambia la scena, si invertono i ruoli, e i soggetti si presentano con nuove identità. Non muta, però, il messaggio fondamentale: mettersi in cammino, accogliere l’offerta dei doni e cambiare decisamente la via da percorrere. Questa volta, i Magi non provengono più da Oriente, non sono carichi di regali, non sono loro a recarsi da Gesù Bambino. Sono gente del Sud, dispersa in una terra “arida di possibilità e ricca di sapori”. Non hanno nemmeno il tempo e la possibilità di pensare a un viaggio avventuroso, impantanati nei loro molteplici problemi quotidiani che impediscono di progettare avventure dai vasti orizzonti. E quando sono costretti a partire dalla loro terra, lo fanno per bisogno di cibo, di lavoro e di studi, sempre con grande rimpianto. Quelli che rimangono, si contentano di vivere, anzi di sopravvivere, adattandosi alle condizioni del tempo presente. 

Non manca però il sogno! Nonostante le mille difficoltà, rimane ancora la forza di sognare o, almeno, di continuare a sperare che avvenga per grazia l’inatteso. E, infatti, qualcosa accade! Con un capovolgimento delle sorti, ora è Gesù, ancora Bambino, a mettersi in cammino e a cercare gli smarriti di cuore. Questo radicale cambiamento di prospettiva non è in contrasto con il dettato evangelico, anzi è in piena sintonia con il mistero del Natale. La nascita del Verbo di Dio in carne umana rappresenta il lungo viaggio che il Figlio di Dio non si è risparmiato di affrontare per venire dal cielo a incontrare l’uomo che ha smarrito il senso della vita e fa fatica a riconoscersi egli stesso creato da Dio e fratello degli altri uomini. Ora, però, sono altri i problemi che incombono in questa parte del Sud, immagine rappresentativa di tutti i Sud del mondo. 

Il primo Magio, che Gesù incontra, fa parte di quel gruppo di persone che sembrano “Spatriati” (libro di Mario Desiati), cittadini che si sentono respinti dalla propria terra e cercano accoglienza altrove alla disperata ricerca di un lavoro e di un posto nella società. Personaggi raminghi, che camminano senza meta, dispersi e sempre in bilico «tra emarginazione e vanagloria». Gente disorientata e in continua tribolazione, in uno stato di confusione perenne rispetto a ciò che si è e a quello che si fa, in contrasto con il proprio luogo di nascita, i propri familiari, i valori sociali che vengono proposti. In questa situazione, non c’è nessuna possibilità di salvezza. È possibile solo riconoscere altri “Spatriati” e incontrarsi nel comune stato di spaesamento e disorientamento.

Il secondo Magio appartiene alla compagnia di coloro che si possono definire “Li Menati. Persi tra i semi del peccato” (libro di Fernando Blasi alias Nandu Popu). Si tratta di gente reietta, quasi da buttare o almeno da evitare che affondano le radici in un territorio da favola, talvolta però reso terra inospitale. Camminano come girovaghi, in una continua spola tra passato e presente, tra miti e realtà, tra un atto d’amore nei confronti della terra d’origine e un avvertimento alle nuove generazioni affinché imparino a proiettarsi verso il futuro proponendosi di cambiare le cose senza subirle.

Il terzo Magio appartiene alla grande folla degli “Scontenti. Perché non ci piace il mondo in cui viviamo” (libro di Marcello Veneziani). Non si tratta di infelici, malinconici o inquieti, ma di insoddisfatti, sempre più dipendenti dai consumi, intrappolati in un malessere che corrode, costantemente inappagati dalla fabbrica dei desideri sempre nuovi che la società propone a getto continuo e di cui essa stessa si alimenta come un Moloch. 

Ora non è più “La Cappa” (precedente libro di Marcello Veneziani) ad opprimere. Un altro è il male oscuro che si diffonde in modo pervasivo nella nostra società. È lo stridente contrasto tra le aspettative e la realtà, tra i desideri infiniti e inesauribili e le successive e permanenti delusioni. La perdita della speranza di salvezza e la dimenticanza di Dio provocano una condizione umana di disagio continuo, di navigazione incerta e senza bussola in un mondo diventato una superfice liquida. Il Sud appare sempre più come terra impoverita dalla denatalità, dalla fuga dei suoi giovani all’estero o al Nord. Terra angustiata da un atavico fatalismo e dal senso di abbandono. 

Chi lo salverà il nostro Sud? Chi darà risposte soddisfacenti agli “Spatriati”, a “Li Menati” e agli “Scontenti”? Bisognerà accontentarsi dell’esistente o tentare di risvegliare una nuova energia per ridare vita a un Sud che troppi indicatori danno ormai sulla china di un’irreversibile desertificazione e decadenza? Ci si deve rassegnare o lottare per capovolgere questo lento e inesorabile scivolamento nel nulla e dare una spinta propulsiva, una voglia di futuro, ancora troppo scarsa? Oppure si deve attendere un miracolo?

Certo, se accadesse, sarebbe un lieto evento. Ma anche in questo caso, sarebbe necessario un coinvolgimento dal basso. Bisognerà soprattutto accogliere e farsi portatori dei doni che Gesù offre ai nuovi Magi: fraternità, speranza e gioia, abbandonando la troppo frequentata via dell’individualismo, della sfiducia e della fatalità per incrociare il nuovo sentiero dell’appartenenza, della responsabilità e della progettualità.

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