Il Papa spiega la Domenica della Parola — Arcidiocesi Bari-Bitonto

 
 


Il 21 gennaio torna la Domenica della Parola di Dio che per volere di papa Francesco cade ogni anno nella terza domenica del tempo ordinario. Un’occasione per ribadire una volta di più la centralità della Scrittura nella vita personale e comunitaria del credente. Tema della Giornata in questo 2024 è un versetto tratto dal vangelo di Giovanni: «Rimanete nella mia parola» (Gv 8,31). «Uno dei fatti più esaltanti nella storia del popolo di Israele – scrive monsignor Rino Fisichella, pro prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione - è certamente quello di verificare come il veicolo privilegiato con il quale Dio si rivolge al popolo e ai singoli rimane quello della “parola”. Dire che Dio usa la “Parola” equivale pure ad affermare che Dio parla, cioè, Dio esce dal silenzio e nel suo amore si rivolge all’umanità. Il fatto che Dio parli implica che intende comunicare qualcosa di intimo, e di assolutamente necessario per l’uomo, senza il quale non potrebbe mai giungere a una piena conoscenza di sé stesso né del mistero di Dio». In occasione della Giornata il Papa domenica 21 presiede la Messa alle 9.30 nella basilica di San Pietro mentre iniziative, veglie e lectio sono organizzate pressocché in tutte le diocesi.

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In preparazione all’evento gli Uffici Catechistico, Liturgico, per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei hanno preparato un Sussidio con alcune proposte per la preghiera e la meditazione centrate sul “kerygma”. Questo termine, spiega nella presentazione monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, indica «il contenuto fondamentale dell’annuncio cristiano: Gesù Cristo morto e risorto. Alle donne e agli uomini di oggi, che non si accontentano di vivere ma desiderano una qualità alta della vita, la fede cristiana propone la vita del Crocifisso-Risorto. È lui, che ha dato sé stesso per gli altri passando anche attraverso la morte, che il cristiano testimonia senza paura». Ecco allora che, osserva Baturi, «il kerygma cristiano non è una nozione o una affermazione appresa a memoria: è una relazione, una esperienza concreta condotta insieme e mantenuta nel tempo con tenacia». Le Sacre Scritture, ricorda il segretario generale, «ospitano questo kerygma, il racconto di quello che i nostri padri nella fede hanno sperimentato e si sono impegnati a trasmettere alle generazioni future». «Grazie all’azione dello Spirito – aggiunge – le Scritture colmano il divario temporale tra la comunità ecclesiale di oggi e la Chiesa primitiva e preparano il cuore a fare la stessa esperien¬za, la stessa sequela di Cristo, la stessa figliolanza del Padre celeste».
Come si diceva, quella del 2024 è la quinta edizione della Domenica della Parola di Dio. Il Papa l’ha istituita nel 2019 con la Lettera apostolica Aperuit illis. «In questa domenica, in modo particolare – scriveva Francesco -, sarà utile evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore. I vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia. È fondamentale, infatti, che non venga meno ogni sforzo perché si preparino alcuni fedeli ad essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata, così come avviene in maniera ormai usuale per gli accoliti o i ministri straordinari della Comunione. Alla stessa stregua – aggiunge il Pontefice -, i parroci potranno trovare le forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con un particolare riferimento alla lectio divina».

Riccardo Maccioni

© Avvenire, sabato 20 gennaio 2024

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