“In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2, 2) — Arcidiocesi Bari-Bitonto

 
 

Un Popolo convocato dall’Oriente e dall’Occidente

per ritrovare la sua unità

 

A circa metà anno pastorale, quando sembra che la meta da raggiungere sia stata focalizzata e la marcia intrapresa, giunge la Settimana di Preghiera dell’Unità dei Cristiani (SPUC). Da un certo punto di vista essa sembrerebbe rallentare i cronoprogrammi pastorali; potrebbe anche essere percepita come un’appendice superflua, di élite, rispetto alla vita ordinaria delle nostre comunità che tanto faticano in questi ultimi anni di pandemia a ritrovare i loro ritmi consueti; quest’anno, inoltre, il cammino sinodale intrapreso inevitabilmente sposta l’attenzione su altre questioni ecclesiali.

Eppure, a ben pensarci, forse non si tratta proprio di altro…

Cosa stiamo intraprendendo, come Chiesa cattolica, se non un percorso che ci insegni maggiormente a camminare insieme? E che cos’è il movimento ecumenico se non il grande “laboratorio di avanguardia” per imparare a camminare insieme verso l’unità nel rispetto della diversità di ciascuno? La SPUC, allora, può risultare uno stimolo benefico per la nostra Chiesa a non ripiegarsi su se stessa, ma ad allargare lo sguardo a ciò che il popolo dei battezzati vive in altri luoghi e in altri modi. L’ascolto narrazioni altre non può che suscitare creatività, infondere coraggio e aprire orizzonti non calcolati.

La nostra diocesi di Bari-Bitonto, per di più, pare essere stata proprio chiamata da Dio in questo cambiamento d’epoca ad essere culla dell’ascolto reciproco e punto di osservazione privilegiato per sguardi inclusivi aperti sul mare. Ciò che stiamo vivendo nel presente, non può cancellare la memoria del nostro passato prossimo, ossia di ciò che è accaduto sorprendentemente negli ultimi cinque anni: la visita del patriarca Bartolomeo (2016), la traslazione delle reliquie di san Nicola a Mosca e San Pietroburgo (2017), l’eccezionale incontro di preghiera e riflessione tra papa Francesco e i Capi delle Chiese del Medio Oriente (2018) e infine il primo incontro dei vescovi cattolici rappresentanti tutte le Conferenze Episcopali del Mediterraneo (2020).

La SPUC di quest’anno ci richiama prepotentemente a questa vocazione che abbiamo ricevuto: essa, infatti, è stata preparata per tutta la cristianità proprio dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. I nostri fratelli cristiani che vivono ancora in quella terra tanto benedetta, quanto macchiata di sangue, ci invitano a contemplare l’immagine biblica dell’adorazione dei magi: «In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo» (Mt 2,2). Essa rimanda all’unità della famiglia umana nella diversità dei popoli, al cammino faticoso di ricerca del Re della pace, al potere che usa la violenza per timore di essere detronizzato, alla varietà dei doni che ciascuno porta con sé, alla necessità di percorrere strade nuove per affrontare la vita che ci aspetta.

Tante sono le suggestioni e gli stimoli che proverranno dalla Settimana; qui giusto qualche breve considerazione.

I Magi, tradizionalmente connotati da appartenenze etniche diverse, richiamano la diversità dei popoli in cammino nella storia. La Chiesa, sin dalla sua fondazione, è costituita da fedeli provenienti da culture e lingue differenti che nel corso del tempo hanno prodotto tradizioni religiose peculiari. Questa diversità, connaturata all’esperienza cristiana della fede, ha cercato costantemente di trovare nell’amore di Cristo la forza centripeta per la custodia della propria unità. I cristiani debbono essere, per il mondo, la testimonianza visibile che vi è una forza capace di riconciliare le differenze, che tale strada è percorribile. Essi sono, come la stella per i Magi, segno di un percorso in grado di giungere alla speranza promessa. L’incontro del 7 luglio del 2018 ha fatto brillare, su Bari, nuovamente questa stella dell’unità della Chiesa: credenti differenziati dalla spiritualità, ma uniti per pregare; differenziati dalle opinioni, ma attorno ad un tavolo circolare a discutere; differenziati per l’autorità che si è in grado di esercitare, ma uniti fianco a fianco nello stesso cammino. Le Chiese del Medio Oriente ci provocano ad essere credenti capaci di camminare insieme, pur nelle diversità esistenti all’interno della propria stessa Chiesa, nel rapporto tra le diverse confessioni e con il resto dell’umanità.

Tuttavia la presenza del cristianesimo in Medio Oriente non è da dare per scontata: «Oggi, l’esistenza stessa della piccola comunità cristiana è minacciata, giacché molti sono spinti a cercare altrove una vita più sicura e serena. Oggi più che mai, il Medio Oriente ha bisogno di una luce celeste che accompagni la sua gente. La stella di Betlemme è un segno che Dio cammina con il suo popolo, sente il suo dolore, ascolta il suo grido e si muove a compassione. La stella ci rassicura che, anche se le circostanze possono cambiare e disastri abbattersi su di noi, la fedeltà di Dio non viene meno» (Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, Introduzione alla SPUC 2022). Non possiamo dimenticare che fu proprio la situazione di sofferenza del popolo cristiano in Medio Oriente a spingere papa Francesco a convocare l’incontro di Bari. Le sue parole devono riecheggiare anche oggi e ridiventare nostre durante la settimana: «Siamo a Bari, finestra spalancata sul vicino Oriente, portando nel cuore le nostre Chiese, i popoli e le molte persone che vivono situazioni di grande sofferenza. A loro diciamo: “vi siamo vicini”. Cari Fratelli, grazie di cuore per essere venuti qui con generosità e prontezza. E sono tanto grato a tutti voi che ci ospitate in questa città, città dell’incontro, città dell’accoglienza» (Papa Francesco, Monizione introduttiva alla preghiera ecumenica, Bari, 7 luglio 2018). Le Chiese del Medio Oriente ci provocano, dunque, ad allargare il nostro sguardo, a non ripiegarci su noi stessi, ma ad essere segno di consolazione per i fratelli cristiani che vivono al di là del mare.

Tutto questo, tuttavia, non deve essere vissuto con il senso paternalistico tipico dell’Occidente; le Chiese del Medio Oriente sono comunità vive, con una grande ricchezza spirituale e forza nella fede proveniente dalle sofferenze versate nel corso dei secoli sino al martirio. Sia l’incontro del 2018 che quello del 2020 hanno, invece, evidenziato la necessità dell’ascolto reciproco, in quanto spesso le prospettive con le quali si leggono le situazioni sono ben diverse dall’Occidente all’Oriente. Così papa Francesco affermava a Bari al termine dell’incontro: «Incoraggiati gli uni dagli altri, abbiamo dialogato fraternamente. È stato un segno che l’incontro e l’unità vanno cercati sempre, senza paura delle diversità. Così pure la pace: va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni, perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace. Non le tregue garantite da muri e prove di forza porteranno la pace, ma la volontà reale di ascolto e dialogo. Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi: uomini di buona volontà e di credo diversi che non hanno paura di parlarsi, di accogliere le ragioni altrui e di occuparsi gli uni degli altri» (Papa Francesco, Parole a conclusione del dialogo, Bari, 7 luglio 2018).

Diversità riconciliata, compartecipazione alle gioie e alle sofferenze dei fratelli, ascolto delle altrui prospettive: tre indicazioni dello “stile ecumenico di Bari” per la crescita nella comunione delle nostre Chiese…ad intra e ad extra.

don Alfredo Gabrielli

Direttore Ufficio per l’Ecumenismo

Programma della Settimana di Preghiera:
  • Martedì 18 gennaio, ore 19.00, Basilica Santi Medici, Bitonto: Rialzazi e guidaci alla tua luce perfetta
  • Mercoledì 19 gennaio, ore 19.00, Parrocchia S. Croce, Bari: Un'autorità umile abbatte i muri e costruisce con amore
  • Giovedì 20 gennaio, ore 19.00, Chiesa Evangelica Battista, Bari: La presenza di Cristo sovverte il mondo
  • Venerdì 21 gennaio ore 19.00, Videoconferenza: Essere cristiani in Medio Oriente. Testimonianza dal Monastero di Mar Moussain in Siria
  • Sabato 22 gennaio, ore 18.00, Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, Bari: Guidati dall'unico Signore
  • Domenica 23 gennaio, ore 18.00, Basilica San Nicola, Bari, Incontro Diocesano di Preghiera Ecumenica: “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo"
  • Lunedì 24 gennaio, ore 19.00, Chiesa Evangelica Luterana, Bari: I doni della comunione
  • Martedì 25 gennaio, ore 19.00, Parrocchia Immacolata, Modugno: Dalle consuete vie della separazione, alle nuove vie di Dio

Tutte le preghiere saranno trasmesse anche online.

Per ulteriori informazioni, consultare il sito diocesano www.arcidiocesibaribitonto.it

la pagina Facebook: Ecumenismo e Dialogo Interreligioso Arcidiocesi Bari-Bitonto

la pagina Instagram: Ecumenismo&Dialogo Bari-Bit

Ogni comunità è invitata a pregare ogni giorno per l’unità, secondo le intenzioni e i formulari reperibili sul libretto distribuito alle parrocchie oppure scaricato da questa pagina:

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