Le parole chiave della santità di don Tonino – Luce e vita

 
 


Con il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi del 25 novembre 2021 sono state “provate” le virtù eroiche di Mons. Antonio Bello. Un evento atteso dalla nostra Diocesi e da tanti che hanno conosciuto don Tonino o ne hanno ammirato l’operato per la sua fama di santità e per i suoi numerosi scritti. Mons. Bello, secondo la Chiesa, è un uomo che ha vissuto in grado eroico le virtù teologali della fede, speranza e carità verso Dio e il prossimo, come anche quelle cardinali della prudenza, giustizia, temperanza e fortezza e le altre virtù morali connesse come l’umiltà, la pazienza, la povertà. Don Tonino, con prove oggettive, è stato dichiarato un fedele seguace del Vangelo e un figlio esemplare della Chiesa. Ma la sua santità cosa può significare per la nostra Diocesi, per coloro che s’ispirano ai suoi gesti e lo invocano come intercessore presso il Signore?

A questa domanda si vuole rispondere scrutando nelle parole e nei gesti del venerabile don Tonino le meraviglie di Dio che si manifestano nel coniugare la verità di Cristo con l’esistenza del credente.
A tal proposito è possibile, sia pure succintamente, fare un essenziale richiamo a parole chiave mediante le quali tracciare il percorso di santità di don Tonino, che diventano un richiamo per quanti si lasciano attrarre dalla sua testimonianza. Si disegna un itinerario antropologico frutto della sua esperienza di uomo, di cristiano e di vescovo.

La grazia, quale presenza dinamica e santificante di Cristo, che trasforma «in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose e permeando il cuore dei credenti dona il brivido dei cominciamenti.
L’ascolto della volontà di Dio, luce della mente e fuoco del cuore degli antichi e nuovi profeti, capace di frantumare le nostre paure e di liberarci dalle officine della violenza e della ingiustizia [che] sono ospitate dai nostri cuori.
La fedeltà, dinamismo permanente della libertà umana alla verità e al bene, che, evitando le ambiguità, fa sperimentare la grazia del voltastomaco per i nostri peccati per aborrire le parole, quando esse non trovano puntuale verifica nei fatti.
La giustizia nel rispetto di se stessi, delle persone e del creato per riscoprire il gaudio dei primordi con la certezza che il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.
La carità infusa da Dio nella vita dei credenti per cui si è capaci di partecipare ai sentimenti di Cristo (cfr. Fil 2,5), di sperimentare, per quello che è possibile a umana creatura, la sua passione per il Padre, per gli esseri umani, per il mondo spalancando i cancelletti dei nostri cenacoli, scrutando le fiamme della presenza della Trinità nei processi di purificazione che avvengono in tutti gli angoli della terra per aprirci a fiducie ecumeniche e scorgere in ogni uomo di buona volontà […] le orme del […] passaggio del Signore (A. Bello, Parole d’amore. Preghiere, edizioni la meridiana, Molfetta 2013, pp. 22-26).

Don Tonino ha vissuto tali coordinate in modo unico e irripetibile. Ogni santo è originale, così come lo è ogni persona umana, ma ci sono degli atteggiamenti che possono essere imitati. Essi diventano un’eredità da trasmettere per manifestare la bellezza della Chiesa.

Il percorso di santità di don Tonino è stato possibile perché egli si è fortificato nella preghiera che si configura non solo come relazione o dialogo con il Signore, ma dimensione amorosa tra Dio e la sua creatura, affinché tutta la persona sia forma di Cristo divenendo un canto di lode e di ringraziamento, ala di riserva per il prossimo. Don Tonino ha fatto della preghiera l’anima del suo ministero. Le sue parole e i suoi gesti sono l’udibile e visibile testimonianza del primato della Parola di Dio, della familiarità con l’eucarestia e con la liturgia della Chiesa, del suo affetto alla Vergine Maria. Inoltre egli si sentiva pienamente figlio e vescovo della Chiesa. A tal proposito aveva coniato l’espressione “Chiesa del grembiule” per cui sull’esempio di Cristo, i membri del popolo di Dio, laici e chierici, sono chiamati a mettersi a servizio del mondo per realizzare una convivialità delle differenze. Il suo amore a Cristo e alla Chiesa l’hanno portato a una opzione preferenziale per i poveri e i sofferenti. Il suo motto Audiant humiles et laetentur (Sal 34,3) è stato il programma di un episcopato vissuto con sobrietà e con coraggio.

La testimonianza del venerabile don Tonino ha raggiunto la sua più profonda luminosità quando l’esperienza della croce ha forgiato la sua esistenza, unendo all’amore la sofferenza soprattutto nel periodo della malattia. Il suo letto di dolore si è trasformato in una cattedra di sapienza evangelica e spazio per amare, con Cristo, fino alla cima del Calvario.
Da tale conformazione al Crocifisso è scaturito il passaggio alla gloria della resurrezione che pregustiamo nel verificare quanto bene don Tonino compie nel popolo di Dio ancora oggi, mostrandosi come un benefattore degli uomini e delle donne del nostro tempo.

L’esempio e l’intercessione di questo nostro padre, fratello e amico sono per chi ha avuto la grazia di conoscerlo (in ogni modo) un invito alla santità, segno del vero rinnovamento della Chiesa.

 

don Pasquale Rubini

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