La figura di don Tonino Bello – Diocesi Ugento Santa Maria di Leuca

 
 


Intervista a Matteo Cantori in “L’Azione”
Settimanale d’informazione della diocesi di Fabriano-Matelica
sabato 29 gennaio 2022

Questa nostra Chiesa particolare che è in Fabriano-Matelica è molto legata al Venerabile Tonino Bello, in quanto questi, specie durante il periodo di episcopato molfettese, accompagnava i suoi giovani ai campi estivi presso il Convento della Pace, a Sassoferrato. Il suo ricordo, tra i giovani di ieri, è vivo, anche perché, nei primi anni Ottanta dello scorso secolo, faceva strano vedere un Vescovo giocare in maniera indefessa a calcio, nel ruolo di ala sinistra assieme ai suoi ragazzi e, partita finita, vederlo celebrare in chiesa o all’aperto. Il recente decreto di venerabilità promulgato da Papa Francesco ha voluto spingere questo nostro giornale diocesano a chiedere un’intervista a Monsignor Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, la Diocesi di origine di don Tonino. Monsignor Angiuli, raggiunto al telefono, con squisita disponibilità ha concesso un’intervista per “L’Azione” che qui di seguito proponiamo.

Monsignor Angiuli, Tonino Bello è figlio di questa Chiesa locale che Ella guida. Qual è l’eredità che il Venerabile ha lasciato alla sua Diocesi di origine?
Innanzitutto il suo esempio di vita cristiana, sacerdotale e di Vescovo. Quindi, due aspetti. Il primo aspetto è l’amore per la terra salentina, un amore che ha manifestato in diversi modi: basti pensare all’omelia pronunciata in occasione del saluto alla città di Alessano, dopo la sua consacrazione episcopale, nella quale ringrazia il suo paese natale, luogo in cui ha appreso quelli tratti che l’hanno contraddistinto per tutta la vita. In un contesto di globalizzazione come quello che stiamo vivendo da diversi anni, questo primo aspetto mi sembra un messaggio molto importante ed attuale. Pensi che ancora oggi molti giovani originari di questo territorio sono costretti per motivi di studio o di lavoro ad emigrare in Svizzera o in Germania. Il richiamo esercitato da don Tonino non è soltanto un vago sentimento, ma vuol dire a questa sua gente e a quanti sono costretti a lasciare la propria terra d’origine di mantenere sempre e dovunque le rispettive radici culturali e storiche. Il secondo aspetto – o se volete anche invito – è quello di considerare la Storia non solo secondo le coordinate geografiche est-ovest, ma anche quelle nord-sud: bisogna guardare la Storia con gli occhi del sud, con gli occhi di tutti i sud del mondo, partendo dalle realtà più difficili, sfortunate e bisognose.

Eccellenza, tra il Papa e don Tonino vi è una certa consonanza. La visita del Pontefice ad Alessano, prima dell’inizio della pandemia, ne è una testimonianza tangibile. Che ricordi conserva di quei momenti, prima e dopo la visita del Papa alla tomba del Venerabile?
Sì, tra il Papa e don Tonino c’è una consonanza. Molti studiosi hanno messo in evidenza in modo sinottico i rispettivi insegnamenti. Entrambi sono accomunati dal Concilio. Per quanto riguarda la visita di Papa Francesco ad Alessano, va detto che dieci anni prima Benedetto XVI era stato pellegrino a Leuca; come ogni visita papale si tratta di un momento che richiede fatica da parte di tutti, a partire dalle autorità civili e militari locali, nonostante il Santo Padre abbia sostato appena un’ora ad Alessano. È stato un periodo di trepidazione e di gioiosa attesa da parte non solo di questa Chiesa locale, ma anche dell’intero Salento. Tra i miei ricordi quello che rimarrà più impresso è il di certo il silenzio orante del Pontefice dinanzi alla tomba di don Tonino; un silenzio lungo, col popolo che, per tutta risposta, ha cessato di esultare e si è posto in un silenzio quasi commosso. Quindi, poco prima di salire sull’elicottero che ci avrebbe condotto a Molfetta, il saluto ai malati: la mano del Papa stringeva quella di ogni malato che ricambiava con uno sguardo pieno di gioia. Questo saluto ha provocato un leggero ritardo sulla tabella di marcia per il trasferimento a Molfetta. Papa Bergoglio ed io viaggiammo l’uno di fronte all’altro in direzione della seconda tappa: dall’alto il Santo Padre guardava con gioia la bellezza e la limpidezza dell’Adriatico e, al contempo, constatava e commentava con dolore il dramma degli ulivi sulla terraferma colpiti dalla xilella, il flagello del Salento.

Monsignore, il decreto di venerabilità è un ulteriore passo verso gli altari. Se volessimo dare un patronato a Don Tonino, Lei cosa suggerirebbe e perché?
Dapprima, dobbiamo attendere che don Tonino diventi beato e venga successivamente canonizzato. Tuttavia, in questi giorni, qui nel Salento un politico di lungo corso ha detto che don Tonino dovrebbe diventare patrono di chi fa politica. Io però vedo la figura di don Tonino come quella di un grande educatore, – non dimentichiamo che, per diciotto anni, fu dapprima vicerettore e per breve tempo anche rettore del seminario minore -; proprio per questo, a mio avviso, il Venerabile potrebbe essere un riferimento per i seminari e per l’educazione delle nuove generazioni. Intanto, preghiamo perché avvenga il miracolo necessario per la beatificazione.

Grazie, Monsignor Angiuli, per la Sua cortesia e disponibilità, a nome del giornale e dei nostri lettori!
Grazie a Voi tutti e spero che ci siano occasioni prossime di conoscenza e di visita anche nei luoghi salentini di don Tonino!

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